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Raffaele Canonico, medico del Napoli, svela i segreti del team azzurro

Guido Olivares di Guido Olivares
7 Agosto 2025
in News
Tempo di Lettura: 4 min
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Il dottor Canonico assieme a due membri dello staff del Napoli
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Canonico racconta i suoi segreti da medico del Napoli

  • Il dottor Canonico assieme a due membri dello staff del Napoli

Raffaele Canonico, medico del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio CRC.

Dottor Canonico: “Io nasco come ex atleta agonista: ho fatto basket, canottaggio e poi mi sono dedicato completamente all’atletica leggera, diventando anche allenatore nazionale. Al liceo volevo fare l’ingegnere aerospaziale, ma in quarta e quinta ho avuto un rigetto per la matematica. Mi sono iscritto a medicina per coniugare l’interesse sportivo con quello per la medicina: mio padre era un chirurgo, ma non mi ha mai imposto nessuna scelta e per questo lo ringrazio. Uno dei miei sogni era quello di abbinare la medicina allo sport di alto livello.

Prevenzione di infortuni? Potremmo dedicare a questo tema ore ed ore di approfondimenti. Spesso c’è una conoscenza errata rispetto a quello che facciamo noi per la squadra: si pensa che siamo sul campo solo per la semplice assistenza se un calciatore si ferma per un fastidio. Il nostro lavoro, però, è nel dietro le quinte. Inizia pre campionato con una serie di test e valutazioni, ma continua nelle ore prima dell’inizio dell’allenamento per concentrarci su giocatori che richiedono una serie di lavori di prevenzione, in collaborazione con lo staff tecnico e atletico. Fino poi ad arrivare al post allenamento dove continuiamo questo lavoro, portato avanti ovviamente di pari passo con le esigenze dello staff tecnico ed atletico.

Io vengo dal mondo dell’atletica leggera dove gli allenamenti sono di un volume ed intensità davvero importanti. Noi qui in ritiro viviamo in una condizione ideale, perché la possibilità e la scelta lungimirante del presidente di poter lavorare nello stesso posto ci permette di ciclizzare tutto il carico di allenamenti e preparare la squadra in funzione della stagione. I carichi sono importanti, così come i recuperi, l’alimentazione. In Trentino sfruttavamo l’acqua fredda del fiume, qui invece abbiamo delle piscine. Altra cosa importante è il clima: la sera è molto fresco e questo permette ai calciatori di avere un sonno riposante. Il sonno è una fase fondamentale dell’allenamento perché permette di recuperare e rigenerare le nostre strutture.

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La medicina si evolve, come tutti i campi. Quello che facevamo anni fa, non lo facciamo oggi o comunque lo facciamo in maniera differente. Le tecnologie sia per quanto riguarda la fisioterapia che la gestione e il management dell’atleta sono cambiate e si evolvono: noi abbiamo avuto anche la possibilità di usare l’intelligenza artificiale nello sport. Funziona, ma serve sempre il cervello dell’uomo, che rapportandosi con la praticità e la quotidianità può anche capire alcune dinamiche. L’intelligenza artificiale lavora con degli algoritmi basati su tutta una serie di dati che noi andiamo a immettere. Però ci sono alcuni dati che non è possibile immettere all’interno di un computer o di un’intelligenza artificiale. Quindi sicuramente è utile, come sono utili tutta una serie di gestionali per l’area fisica e l’area medica, bisogna saperli utilizzare, ma come immagino in tutti i campi, anche nella medicina, non bisogna affidarsi ciecamente e completamente alle tecnologie.

Negli ultimi 5-6 anni assistiamo a un incremento degli infortuni, soprattutto di natura sia articolare e muscoloscheletrica, in fasce d’età di ragazzi molto piccoli, parliamo 12, 13, 14 anni, cose che 5-6 anni fa vedevamo i ragazzi di 17-18 anni. Sicuramente secondo me la preparazione a livello giovanile, questo non vale solo per il calcio, purtroppo sta cercando di stressare, portare i ragazzi soprattutto a fargli fare dei lavori che, secondo me, non sono in linea con l’età non tanto anagrafica ma biologica dei ragazzi. Quindi l’interfacciarsi continuamente con i preparatori e gli allenatori è fondamentale. Poi è importante anche educare i ragazzi a uno stile di vita sano, quindi un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea, il rispetto delle ore di sonno.

La medicina dello sport purtroppo viene ancora identificata come una specialità per cui il medico dello sport deve rilasciare il mero certificato di idoneità agonistica o non agonistica. In realtà non è così, è una specialità multidisciplinare che va dalla fisiologia, all’ortopedia, alla fisiatria, alla cardiologia dello sport, alla traumatologia, alla riabilitazione. È una specialità che permette a 360 gradi di abbracciare tanti aspetti. Sicuramente nell’ambito della cardiologia dello sport, l’Italia rappresenta una nazione leader nella ricerca e nella prevenzione di quella che è la morte improvvisa da sport e soprattutto abbiamo una normativa abbastanza restrittiva. Nonostante questo a volte ci sono dei casi che spesso sono misconosciuti: ci sono alcuni casi eccezionali come può essere Bove dove poi vanno fatti complimenti comunque all’organizzazione di assistenza sanitaria sui campi. È ovvio che c’è ancora da lavorare e da sensibilizzare.

L’unico medico con due scudetti? C’è anche il mio collega, il dottor De Luca: io l’ho vinto come responsabile, lui come medico addetto alla prima squadra. Siamo cresciuti insieme nella specializzazione e abbiamo studiato per fare questo tipo di lavoro: è una soddisfazione perché comunque noi siamo anche tifosi. Un sogno professionale? Un’esperienza con la nazionale italiana, anche perché quando vai in nazionale il modo di lavorare è completamente diverso dato che non vivi la quotidianità con la squadra.

Da un punto di vista lavorativo è stata una soddisfazione e un onore lavorare e collaborare con professionisti di una caratura veramente internazionale. Ognuno di loro, a seconda anche del momento che viveva il club ha lasciato qualcosa sia da un punto di vista umano che professionale. Mister Conte è una persona che chiede tanto, è molto bello e anche molto stimolante lavorare con lui. Vi racconto un aneddoto: nel mese di febbraio, mi sembra dopo una partita vinta, mi arriva un messaggio del mister “Raffaele domani avrei bisogno di parlare a te, al tuo staff per 5-10 minuti”. Ho chiamato Gennaro De Luca pensando che avessimo sbagliato qualcosa ed interrogandoci su questo. Il giorno dopo ci incontriamo con il mister che ci dice “Vi volevo dire che state facendo un grandissimo lavoro, state dando una grande mano, però adesso vi devo chiedere un qualcosa in più, ancora un qualcosa in più, perché questa è la volata finale e quindi sappiate che lo staff medico in un campionato può pesare dai 7 ai 10 punti”. Alla fine siamo arrivati a un obiettivo sudato

Guido Olivares

Guido Olivares

Dottore in Giurisprudenza, nato a Napoli il 19 marzo 2001.

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