Il talento risvegliato nel momento più difficile
David Neres è diventato molto più di un semplice sostituto d’emergenza. Il suo rilancio parte dal caos, perché il Napoli ha dovuto reinventarsi dopo una serie di infortuni che ha travolto l’intero centrocampo: prima De Bruyne, poi Anguissa, quindi Gilmour e Lobotka. Un mezzo disastro tecnico che avrebbe potuto affondare qualsiasi squadra. Invece, proprio nel punto più basso, Conte ha scelto di rimettere mano alla sua creatura pescando dalla “ghiacciaia” un giocatore che sembrava avesse perso spazio e ruolo.
Neres, che la scorsa stagione aveva già affrontato una fase complicata, è stato catapultato in un contesto tattico completamente diverso: non più semplice esterno dribblatore, ma interprete dinamico tra le linee, con Lang e Hojlund come riferimenti complementari. È diventato una scheggia impazzita, capace di aprire spazi, accendere transizioni, spezzare la monotonia di un reparto offensivo che rischiava di appiattirsi.
L’evoluzione tattica che ha cambiato il Napoli
I numeri raccontano la trasformazione: 289 minuti fino alla sfida con l’Inter, utilizzato persino come falso nueve; poi altri 371 minuti nelle sei gare successive, impreziositi da tre gol e un assist. Non solo produzione offensiva pura: il suo contributo è diventato anche tattico, perché Neres sa allargare, stringere, deviare le letture delle difese avversarie. È improvvisa imprevedibilità dentro una squadra che stava rischiando di diventare troppo leggibile.
La sua capacità di correre, di cambiare ritmo, di dispensare strappi diventa fondamentale per un Napoli che non può più contare sulla qualità costante dei suoi centrocampisti titolari. E così Conte ha riscritto parte del sistema di gioco: Neres non è un jolly improvvisato, ma una soluzione strutturale. Il leader tecnico a cui la società aveva creduto pagandolo circa trenta milioni al Benfica, e che sapeva di dover attendere dopo una stagione segnata da infortuni e continuità interrotta.
Il leader inatteso che accende lo stadio
Quando la squadra ha iniziato a perdere pezzi, Neres ha cominciato a moltiplicarli. Contro l’Inter ha distratto la difesa da centravanti, poi è tornato tra le linee per sfruttare i suoi movimenti fulminei. Ha lasciato il segno contro l’Atalanta con una doppietta, ha timbrato il gol decisivo all’Olimpico, e nell’ultima sfida ha servito lo strappo che ha mandato Hojlund in porta. È diventato l’uomo dell’accelerazione, quello che accende lo stadio con un singolo movimento. Il pubblico lo riconosce, lo sente, perché i brasiliani hanno sempre saputo come farsi amare.
Il nuovo Napoli non è nato per caso: è nato da difficoltà vere. E in mezzo a queste difficoltà, David Neres è diventato l’ingranaggio che cambia il ritmo, l’uomo che corre senza mai sembrare stanco, il motore silenzioso che ha rimesso in moto la squadra.
Fonte: Gazzetta






