Un nuovo terremoto scuote il mondo arbitrale italiano, forse il più grave in un momento già segnato da tensioni e polemiche. L’avviso di chiusura indagini della procura Figc nei confronti del presidente dell’AIA, Antonio Zappi, arriva come una detonazione in un sistema fragile e attraversato da conflitti interni. La stagione degli arbitri è tra le più complicate degli ultimi anni e questo caso rischia di incrinare ulteriormente il rapporto già difficilissimo tra l’Associazione arbitri e il presidente federale Gabriele Gravina.
Le accuse a Zappi: pressioni per cambiare i designatori
L’inchiesta nasce nella scorsa estate, quando Zappi avrebbe tentato di riformare i vertici tecnici delle categorie inferiori. L’obiettivo dichiarato era inserire due figure di peso: Daniele Orsato come designatore della Serie C e Stefano Braschi come responsabile della Serie D. Una scelta che però non poteva essere presa autonomamente, perché prima occorreva il passo indietro dei designatori in carica, Ciampi e Pizzi.
Secondo l’accusa, Zappi avrebbe esercitato pressioni per spingere entrambi alle dimissioni, promettendo di mantenere inalterata la loro retribuzione collocandoli in altri incarichi. Una manovra che avrebbe però scavalcato un limite preciso: la gestione economica non dipende dall’AIA, ma dalla Figc. Per questo la presunta promessa di garantire compensi equivalenti si sarebbe configurata come un’indebita interferenza.
La vicenda, complessa e ancora tutta da chiarire, ha aperto una frattura profonda tra via Allegri e l’Associazione arbitri. Il clima, già difficile dopo mesi di contestazioni e sospetti, ora è diventato incandescente.
Il caso Ascea e le spese contestate
A complicare ulteriormente la posizione di Zappi c’è anche un’altra questione: la maxi riunione arbitrale organizzata un mese fa ad Ascea, in provincia di Salerno. Un evento che ha coinvolto circa 300 persone e che, secondo quanto riportato, sarebbe costato tra i 200 e i 250 mila euro. Una cifra definita da molti all’interno dell’ambiente arbitrale come “eccessiva” e simbolo di una gestione giudicata troppo disinvolta.
Queste spese sono ora finite nel fascicolo dell’inchiesta, ampliando il quadro delle contestazioni e alimentando ulteriori malumori tra gli associati.
Un esposto misterioso e telefonate incandescenti
Il caso è esploso definitivamente quando un arbitro internazionale – colui da cui tutto sarebbe partito – avrebbe denunciato di aver ricevuto pressioni per dimettersi. La sua segnalazione è diventata un esposto formale, che ha dato avvio alle verifiche della procura federale. Ma lo stesso arbitro, qualche tempo dopo, si è presentato in Procura sostenendo di non aver mai firmato alcun documento.
Un ritiro? Un equivoco? Una manipolazione? Niente è ancora chiaro. L’unica certezza è che l’inchiesta, nel frattempo, aveva già preso slancio autonomo. Da ieri notte i telefoni degli arbitri non smettono di squillare: lo shock è generale e il sistema appare ancora una volta spaccato.
Un’altra crepa in un sistema già fragile
Il mondo arbitrale italiano vive da anni in un equilibrio instabile, costantemente esposto a critiche, sospetti e scandali più o meno fondati. L’indagine su Zappi arriva nel momento peggiore, quando la credibilità dei direttori di gara è già messa a dura prova da errori discussi e dal malcontento crescente dei club.
Ora la FIGC dovrà fare chiarezza velocemente, perché il rischio è che questa nuova frattura si trasformi in un danno irreversibile per l’intero movimento.
