Nel pieno del dibattito sull’inchiesta che coinvolge il sistema arbitrale, l’avvocato Mattia Grassani ha offerto una lettura chiara e articolata della situazione, intervenendo sulle colonne di Libero.
«Non ci sono prove certe né di un illecito sportivo né di un reato: il fatto che un dirigente esprima una graduatoria di chi possa essere ritenuto all’altezza o meno di arbitrare l’Inter altro non è che la versione moderna della vecchia “ricusazione”, in auge negli anni Novanta e Duemila».
La “ricusazione”: una pratica già esistente
Alla domanda su cosa significhi concretamente, Grassani chiarisce:
«Quando un club incappava in direzioni arbitrali infelici e poco soddisfacenti scriveva, formalmente, al Can (la Commissione arbitri nazionale, ndr) e al presidente dell’Aia e in maniera ufficiale esprimeva il proprio dissenso. L’unica differenza è che all’epoca si usava il fax, oggi magari si fa con WhatsApp o con una telefonata (intercettata)».
E aggiunge:
«Ma certo, ho curato personalmente diverse ricusazioni. Si tratta semplicemente di una “segnalazione” all’organo tecnico. Bisognerà poi vedere che tipo di recepimento è stato dato dal designatore rispetto a queste contestazioni, ma credo che sia davvero presto per gridare a una nuova Calciopoli».
“Oggi non emerge un sistema come nel 2006”
Il legale sottolinea anche le differenze rispetto al passato:
«Nel 2006 esisteva una Cupola, c’erano organi arbitrali asserviti al potere calcistico, alle società e ai dirigenti apicali di quelle società. Oggi tutto questo non emerge. E non ci sono nemmeno denari o utilità, come ad esempio l’avanzamento di carriera in cambio di determinate condotte sul campo».
Secondo Grassani, il dissenso verso una direzione arbitrale rientra nella normalità:
«Che un club si lamenti di una prestazione arbitrale a suo giudizio poco performante è una dialettica normale, direi fisiologica in un contesto democratico. Dunque, io ho massimo rispetto per la Procura di Milano e per il pm Maurizio Ascione così come per la Procura federale, ma c’è ancora tanto spazio per discettare su supposte responsabilità penali o conseguenze disciplinari per l’Inter».
“Difficile parlare di frode sportiva”
Entrando nel merito giuridico, Grassani precisa:
«La frode sportiva è un reato in cui deve emergere la volontà di alterare o tentare di alterare la regolarità della competizione: esprimere un giudizio di merito su un arbitro non credo rappresenti una violazione di legge. Se anche il designatore avesse recepito o condiviso le lamentele, a mio giudizio è difficile immaginare come questo abbia potuto alterare la regolarità del campionato».
“Sembra più una guerra interna”
Infine, una valutazione complessiva sull’indagine:
«Finora sembra emergere solo una guerra intestina al mondo arbitrale».
Un quadro che, almeno allo stato attuale, non evidenzierebbe elementi tali da configurare responsabilità penali o sportive certe, lasciando ancora ampio margine di interpretazione sugli sviluppi futuri.






