Nicoló Frustalupi, allenatore ed ex vice di Mazzarri al Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Fanpage in occasione di Bologna-Napoli.
L’ex collaboratore tecnico è tornato sulla sua esperienza partenopea, sottolineando come il progetto in azzurro sia stato interrotto troppo presto, tra pressioni dell’ambiente, risultati immediati richiesti e la sensazione di non aver avuto il tempo necessario per incidere davvero sul ciclo tecnico.
Nicoló Frustalupi sul tempo negato al progetto Napoli
Ecco quanto dichiarato da Nicoló Frustalupi: “Vedo il Napoli come favorito per lo Scudetto, grazie alla continuità tecnica con l’allenatore dell’anno precedente e a un mercato mirato. Inter e Milan sono le principali contendenti.
Cosa non funzionò quando tornammo nel 2023? Siamo arrivati in una squadra in difficoltà e nonostante fosse reduce dallo Scudetto si era indebolita con le partenze di Lozano e Kim, che non vennero sostituiti adeguatamente. Ci è stato dato poco tempo, siamo arrivati a metà novembre e siamo andati via a metà febbraio: un periodo troppo breve per raddrizzare la stagione. Poi è innegabile che vi fossero problemi di rosa: Osimhen rientrava da un infortunio e non era al top, eravamo senza terzini sinistri (con gli infortuni di Oliveira e Mario Rui) e questo ci ha costretto all’adattamento di altri giocatori in quel ruolo. Se a questo aggiungi le partite ogni tre giorni che hanno limitato il lavoro sul campo.
Avevamo chiesto rinforzi sul mercato? Il mister si era espresso chiaramente e aveva chiesto un difensore ma non è stato soddisfatto. Quelli che sono arrivati non rispondevano alle reali esigenze del momento come Dendoncker o Traore, che sono due ottimi giocatori, ma non era quello che serviva. I problemi legati ai rinnovi di Osimhen e Kvaratskhelia, la partenza di Elmas a dicembre e le assenze di Osimhen e Anguissa per la Coppa d’Africa hanno ulteriormente indebolito la squadra. Con più tempo e una maggiore chiarezza da parte della società avremmo potuto ottenere risultati diversi.
Il nostro primo ciclo a Napoli? Fu straordinario: prendemmo una squadra che veniva da anni difficili e la riportammo Europa League. Poi raggiungemmo la qualificazione alla Champions League per due volte e riportammo la Coppa Italia, vincendo contro la Juventus di Conte. In città ci fu un grandissimo entusiasmo. Concludemmo i nostri quattro anni col secondo posto in campionato.
Il carattere del mister si rifletteva sulla squadra. I ragazzi davano tutto, fino all’ultimo minuto. Non era solo tattica, era mentalità e passione. Ogni partita era una battaglia, soprattutto nelle fasi decisive.
Il pubblico si identificava con la grinta e l’impegno dei giocatori, che, pur non essendo tutti ‘di primo livello’, davano il massimo. Questi successi segnarono una rinascita dopo anni di sofferenza per la piazza napoletana.
Il trio Lavezzi, Cavani, Hamsik era esaltante per i tifosi. Mazzarri fu determinante nel trasformare Cavani, che a Palermo giocava spesso decentrato, in un bomber di razza grazie alla sua determinazione e alla voglia di migliorarsi. Appena ci dissero che c’era la possibilità di prenderlo lui non ci pensò due volte, aveva già in mente tutto.
La qualità migliore di Mazzarri? Sa creare gruppo e motivare ogni giocatore. È attento ai dettagli tattici, ma soprattutto sa tirare fuori il meglio dalle persone. La sua gestione dello spogliatoio è unica, e ovunque siamo stati ha sempre raggiunto gli obiettivi prefissati”.






