Il ritorno del talento argentino
Spregiudicato e senza drammaticità. Così torna Nico Paz al “Maradona”, il tempio che lo vide segnare con la maglia del Real Madrid e che ora lo accoglie da protagonista del Como. Un ritorno che sa di destino e di storie argentine intrecciate: da Mastantuono, che oggi gli contende spazio al Real, a Fabregas, che sul “ramo del lago di Como” gli ha dato libertà assoluta di espressione.
Paz gioca come un bambino infinito, libero di osare. Sombreri, ruleta, colpi di tacco, punizioni: tutto nel repertorio di un calciatore che trasforma ogni tocco in poesia. In un anno, è diventato la meraviglia più luminosa del campionato italiano, un piccolo Redondo con l’estro di Kakà e la velocità di Fangio. Un talento che non perde dolcezza né autorevolezza, capace di coniugare fantasia e pragmatismo in un equilibrio raro.
Il sogno del Como e il richiamo del Bernabeu
A ventun anni, Nico Paz è già un simbolo di libertà calcistica. Il Tottenham ha offerto settanta milioni per averlo, ma lui resta con Fabregas, in una squadra che gioca per lui e con lui. Il suo calcio è sperimentazione pura, un laboratorio di estetica e intuizione. Con il Como, ha dato una nuova identità al gioco: intensità, leggerezza e spettacolo.
Non è un caso che a Napoli lo aspettino con curiosità e nostalgia. Paz incarna quell’“istanza Maradona” che oggi manca alla squadra di Conte: l’imprevedibilità, la gioia, la magia di chi rompe gli schemi. Se De Bruyne e Kvaratskhelia erano stati i portatori di bellezza tattica, Paz rappresenta la fantasia allo stato puro, l’anarchia elegante che fa innamorare anche gli avversari.
Il calcio come romanzo: Nico Paz e la nostalgia del trequartista
Ogni giocata di Paz è un racconto. Il suo sinistro è una penna che scrive parabole e traiettorie. Il dribbling con ruota, la linguaccia dopo un gol, la calma nel controllo palla: gesti che mescolano spontaneità e sapienza tecnica. Con lui, il campo diventa un film, sempre diverso, mai scontato.
Fabregas lo utilizza come un tassello cangiante, capace di interpretare più ruoli: mezzala creativa, trequartista o regista avanzato. Ovunque giochi, il suo tocco resta riconoscibile: una miscela di purezza tecnica, eleganza e curiosità intellettuale. In campo, è come se cercasse il vuoto tra gli avversari per trasformarlo in arte.
L’eredità e il futuro
Figlio di Pablo Paz, difensore argentino, Nico ne rappresenta l’evoluzione: la versione offensiva, immaginifica, di una stessa eredità. Dove il padre difendeva, il figlio inventa. La sua lentezza apparente è solo attesa creativa, preludio di un’accelerazione che spiazza. La sua tecnica, invece, è un’ode alla bellezza che rischia di scomparire dai campi moderni.
A Como, Paz ha trovato il contesto ideale per maturare: un gruppo che lo protegge e un allenatore che lo lascia libero di creare. Forse un giorno tornerà al Bernabeu, forse continuerà a sognare sul lago. Ma intanto, al Maradona, Napoli ritroverà in lui la scintilla della fantasia perduta.
Fonte: Gazzetta
