Il progetto (e)Rasmus, per fortuna. Perché senza Rasmus Hojlund, in quei sedici metri, il Napoli avrebbe probabilmente dovuto inventarsi una vita nuova, una grammatica diversa del gol. E invece no: per fortuna che Hojlund c’è. Lo sussurrano – più che cantarlo – le ombre dell’area di rigore, dove i numeri diventano racconto e le statistiche, a modo loro, hanno un’anima.
Trentatré reti segnate in campionato, quarantadue considerando anche la Champions League. Dieci, però, portano la firma dell’uomo dei sogni: Hojlund, catapultato a Napoli nel pieno dell’incubo, quando l’infortunio di Lukaku ha trasformato l’estate azzurra in un’emergenza. Da soluzione tampone è diventato terapia d’urto. E anche simbolo.
Eppure qualcosa non torna. O meglio: torna fin troppo. Perché è stranissimo che succeda proprio a una squadra allenata da Antonio Conte. Un allenatore che con i gol ha sempre convissuto, e in maniera abbondante. La sua prima Juventus scudettata ne segnò 68, la seconda 71, la terza arrivò addirittura a 80 in una stagione da 102 punti. L’Inter del 2020-21 si fermò “solo” a 89, dietro all’Atalanta di Gasperini. Ovunque, con Conte, il gol era una certezza strutturale.
L’anomalia è il Napoli. Da diciotto mesi a questa parte. Lo dicono i dati, senza appello. Lo scudetto della scorsa stagione è arrivato con appena 59 reti, una media di 1,5 a partita. Quest’anno la cifra è persino leggermente più bassa: 1,43. Numeri che non appartengono alla tradizione contiana, ma che raccontano un contesto diverso, fragile, spesso incompleto.
Gol distribuiti, assenze pesanti e mercato obbligato
Hojlund guida la classifica interna con sei gol in campionato. McTominay lo segue a cinque, pur avendo arretrato il suo raggio d’azione. Anguissa e De Bruyne si sono fermati a quattro, traditi dal destino. Neres è arrivato a tre prima di finire in sala operatoria. Spinazzola ne ha segnati due. Poi una lunga lista di marcatori occasionali: Rrahmani, Lobotka, Gilmour, Gutierrez, Beukema, Vergara, Lang, Lucca e Di Lorenzo, tutti a quota uno.
Non per caso, un anno fa, Conte reclamava gol. E non per sfizio il Napoli ha investito: 35 milioni per Lucca, 28 per Lang, 50 per Hojlund, strappato al Manchester United al fotofinish, quando Ferragosto aveva portato in dote l’infortunio di Lukaku. Una necessità più che una scelta.
Ora arrivano Giovane, con tre reti segnate a Verona, e Allison Santos, reduce da tre gol in Champions con lo Sporting Lisbona. Nell’allenamento congiunto con il Giugliano – doppietta del primo, graffio del secondo – si è intravisto qualcosa. Conta poco, ma abbastanza per concedersi un filo d’ottimismo.
Fatica, usura e una vita con Hojlund
Conte ritrova Lukaku, finalmente in grado di giocare 90 minuti. Ma intorno il quadro resta complicato. Lucca e Lang sono out, Politano è atteso forse a Genova. E Hojlund? Hojlund non si ferma mai. Dal 28 ottobre ha giocato ventitré partite su ventitré, ventuno da titolare. Il turnover per lui è un concetto astratto.
In campionato il gol gli manca da sette giornate. La Champions, con il Chelsea, gli aveva regalato una gioia poi diventata illusione. Ma resta una sensazione netta: c’è una vita con Hojlund e una senza. E finché regge lui, regge anche il Napoli. I numeri lo spiegano. E, come sempre, non mentono.
Fonte: Gazzetta





