La frase simbolo e il clima a Castel Volturno
«Non può piovere per sempre». Antonio Conte ripete questo concetto mentre ritrova il Napoli finalmente al completo a Castel Volturno. La citazione, presa in prestito dal celebre film Il Corvo, diventa un’immagine doppia: la pioggia incessante che cade sul campo d’allenamento e quella metaforica che accompagna una stagione complicata, ancora in cerca di una svolta chiara. Conte non parla in conferenza, ma parla al gruppo. E lo fa con una lucidità che non ammette filtri: per ripartire, prima bisogna guardarsi negli occhi e dirsi la verità.
Il faccia a faccia con la squadra
La giornata decisiva è stata quella di ieri: un confronto diretto, inevitabile, quasi necessario per voltare pagina dopo la disfatta del Dall’Ara. Conte rifiuta l’idea di spazzare la polvere sotto il tappeto. Pretende sincerità e pretende soprattutto responsabilità, partendo dai leader rientrati dalle Nazionali: McTominay, Hojlund, Buongiorno, Di Lorenzo. “Dobbiamo cancellare ciò che è stato”, ha ribadito, “ma farlo da campioni”. La presenza dello scudetto sul petto non è un dettaglio ornamentale: richiama doveri, standard, orgoglio.
Una giornata sotto l’acqua e un allenamento pesante
Il giovedì è stato segnato da una pioggia mai così insistente. Ma se c’è un allenatore impermeabile a qualsiasi condizione atmosferica, è proprio Conte. A Torino allenava anche con la grandine, figurarsi a Napoli sotto un nubifragio. Il lavoro è stato intenso, mirato, quasi feroce: valutazione dei reduci dalle Nazionali, primi aggiustamenti tattici, tentativi di riaccendere quel fuoco competitivo che il tecnico ha visto affievolirsi. Bologna sembra lontana mesi, non giorni, e questo paradosso racconta bene la frattura creata da quella sconfitta.
Nessuna conferenza: meno parole, più fatti
Conte oggi non parlerà alla stampa. Decisione prevista, ma che a Napoli diventa subito titolo e discussione. Non è fuga: è strategia. L’allenatore parlerà tre volte nei prossimi quattro giorni, tra Atalanta e Qarabag. Non serve aggiungere parole, ora servono risultati. La priorità è riportare compattezza nello spogliatoio e isolare il rumore che negli ultimi giorni ha invaso l’ambiente.
I dubbi di formazione e l’urgenza punti
Gli assenti restano tanti: Gilmour, Meret, De Bruyne, Anguissa, Lukaku. Il vuoto a centrocampo creato dall’infortunio di Anguissa è il rebus principale. Elmas è la prima opzione, ma non l’unica. Sul lato sinistro si gioca una maglia tra Spinazzola, rientrato presto, e Olivera arrivato più tardi. Tutto mentre l’allenatore valuta perfino l’idea di mettere mano al 4-3-3 per adattarlo alle emergenze.
Il calendario non concede tregua: Atalanta, Qarabag, Roma. Un trittico pesante, quasi un crocevia. Conte sa che servono almeno 7-9 punti per cambiare l’inerzia e restituire certezze a un gruppo scosso. Il tempo per riflettere è finito: ora serve vincere.
Fonte: Mattino






