Il 95’ che cambia tutto
Non è finita finché non è finita. Il Napoli di Antonio Conte sembra averlo inciso nella pelle. Quando il cronometro diventa un nemico e il futuro appare opaco, ecco che qualcosa accade. A Verona, al minuto 95 e oltre, Romelu Lukaku ha preso il pallone e si è regalato una serata da bambino, di quelle che restano scolpite anche a trentadue anni.
Quel gol non è stato soltanto una rete pesante: è stato uno spartiacque emotivo. In quattro partite è cambiato l’umore, forse persino la traiettoria di una stagione che rischiava di deragliare.
Garra e carattere: il marchio di Conte
Questo è il Napoli di Conte: meno estetica, più sostanza. Una squadra che soffre, che ha dovuto rinunciare a una parte nobile del proprio gioco, ma che ha scoperto una dimensione rabbiosa e resistente.
Il filo rosso parte da Marassi: minuto 95, quattro gare prima di Verona. Il 2-2 sembra una condanna, ma Rasmus Højlund si prende la responsabilità di un rigore pesantissimo. Un tiro forse naif, ma d’oro per la corsa Champions.
Poi la Roma al Maradona: sotto 1-2, con l’ombra di un altro scontro diretto perso. All’82’ si alza dalla panchina Alisson Santos e cambia l’inerzia. È garra, direbbero in Sudamerica. È carattere, spessore, ostinazione.
Le ferite e la reazione
In mezzo c’è anche Bergamo, la New Balance Arena, il colpo di testa di Mario Pašalić che trasforma un 1-1 in un 2-1 amarissimo per l’Atalanta. Un pomeriggio complicato, tra rigori concessi e poi tolti, gol non assegnati e discussioni infinite sul Var.
Ma dal 7 febbraio in poi qualcosa è scattato. Cinque punti in più hanno rimesso in carreggiata una squadra che sembrava smarrita. E quando certi uomini tornano, la prospettiva cambia.
Sliding doors e uomini chiave
La rimonta affonda le radici più lontano. A San Siro contro l’Inter, è stato ancora Scott McTominay a colpire al minuto 81 per strappare un 2-2 vitale.
E già alla seconda giornata, contro il Cagliari, fu Frank Anguissa a togliere le castagne dal fuoco dopo uno 0-0 che sapeva di delusione.
Adesso il centrocampo sta ritrovando le sue forme, aspetta anche Kevin De Bruyne e consente di credere di nuovo nella Champions League. Averli o non averli certi uomini cambia l’esistenza di una squadra.
Un anno fa, al minuto 87 di Napoli-Inter, fu Philip Billing a ribaltare tutto quando i campioni d’Italia erano in fuga. Oggi la storia si ripete, con volti diversi ma con la stessa convinzione: finché c’è tempo, c’è speranza.
E questo Napoli ha deciso di non arrendersi mai.
Fonte: Gazzetta






