Napoli-Juventus: una sfida particolare per Spalletti
Napoli-Juventus è un big match, ma sarà una sfida particolare soprattutto per Luciano Spalletti che tornerà al Maradona da avversario dopo lo scudetto del 2023. Ne scrive il Corriere dello Sport.
CDS: “Il calcio è un mistero buffo: ama gli imprevisti e gli incroci del cuore. E cos’altro, se non questo, è il destino che riporta oggi Luciano Spalletti e il Napoli faccia a faccia, proprio il 7 dicembre. Esattamente due anni fa, infatti, nello stesso giorno, il Consiglio comunale di Napoli attribuì all’unanimità la cittadinanza onoraria all’allenatore che aveva firmato il terzo scudetto partenopeo, il primo dopo trentatré anni d’attesa. La cerimonia si svolse nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino: il sindaco Gaetano Manfredi consegnò pergamena e medaglia a un Spalletti visibilmente emozionato, capace di dire: «Mi sento ufficialmente uno scugnizzo. So che questo riconoscimento in passato era stato assegnato anche a Maradona, ma non fate il paragone, non lo reggerei. La cittadinanza ha un significato enorme: me ne sono andato per preservare la bellezza che avevo nel cuore».
Non è difficile capire perché, avvicinandosi di nuovo al Maradona per una trasferta “toccata e fuga”, l’uomo di Certaldo abbia parlato di un tumulto personale di sentimenti, quasi incandescente. Anche perché il calendario ha costruito un bivio perfido: è il primo confronto in Serie A tra il “cittadino onorario” e il suo passato, con Spalletti ora seduto sulla panchina della Juventus e davanti un ambiente che conosce benissimo.
È un groviglio di emozioni e passioni nel quale si tuffano stasera i cinquantamila del Maradona. Sommando anche i cinquantamila presenti pochi giorni fa in Coppa Italia contro il Cagliari, si arriva a centomila spettatori in appena 96 ore: una misura perfetta dell’Effetto Fuorigrotta, che Spalletti ha imparato a conoscere e temere. A Torino c’è chi sostiene che la scelta di andare e tornare in giornata sia legata proprio all’emotività dell’allenatore: se avesse potuto, forse avrebbe evitato un contatto così diretto con il passato. Può darsi. Di certo, probabilmente neppure lui immaginava di ritrovarsi a vivere questo 7 dicembre dopo quanto accaduto nei mesi precedenti, quando appena cinque mesi fa annunciò lui stesso l’esonero dalla Nazionale.
Per certi versi, e con le dovute differenze, la Juventus di Elkann ha affidato a Spalletti una missione di ricostruzione simile a quella che, nel 2010, la Juventus di Andrea Agnelli affidò ad Antonio Conte. All’epoca i bianconeri arrivavano da due settimi posti, con l’umore della tifoseria sotto i tacchi. A risollevare tutto fu il ritorno a casa di un simbolo: 419 presenze, 44 gol, cinque scudetti, una Champions League, una Coppa Uefa, una Coppa Italia, tre Supercoppe e un’Intertoto. Conte in panchina fece subito la differenza: tre dei nove scudetti consecutivi furono suoi, con due Supercoppe aggiunte, prima di scoprire che un conto è scegliere al ristorante con cento euro in tasca e un altro è farlo avendone dieci.
Spalletti, invece, non ha badato al “menù” quando Comolli lo ha chiamato il 30 ottobre scorso: sesto allenatore in cinque anni, un record mai visto nella storia ultracentenaria della Signora. L’auspicio, a Torino, è che il suo ciclo duri più di quelli recenti: Sarri, Pirlo, il secondo Allegri, Thiago Motta e Tudor.
A Napoli, intanto, ci si chiede: lo “Scugnizzo Luciano” verrà accolto da fischi e pernacchie o da applausi? Meriterebbe soltanto i secondi. Come ricordava Luciano De Crescenzo, figlio illustre di Partenope, il tempo è un’emozione: non si misura solo in lunghezza, ma soprattutto in larghezza, in base all’intensità e alla qualità di ciò che si è vissuto. Forse anche per questo Spalletti ha le spalle larghe.






