La linea tracciata: Conte e De Laurentiis sulla stessa strada
La strada è chiara e non ammette deviazioni. A tracciarla sono stati, ancora una volta, Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis. Il messaggio del presidente allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno è stato semplice ma impegnativo: il 2025 è stato entusiasmante, ora bisogna fare meglio. Un concetto che pesa, perché arriva dopo una stagione impreziosita da due trofei storici e dalla conferma del Napoli come punto di riferimento del calcio italiano.
Ma se De Laurentiis può indicare l’orizzonte, è Conte a dover governare la rotta. E il campo, come sempre, è l’unico vero giudice. Gennaio si presenta come il mese più duro: otto partite in poco più di quattro settimane, una sequenza che può piegare anche squadre abituate a competere ai massimi livelli europei. Lazio, Inter, Juventus, Copenhagen: ogni gara è un esame, ogni trasferta una prova di maturità.
Il calendario come primo avversario
Il primo obiettivo è sopravvivere al calendario, accumulando punti e credibilità. Conte lo ha spiegato chiaramente alla squadra dopo Cremona: non si guarda troppo avanti, si procede un passo alla volta. La Lazio è il primo scoglio, ma non l’ultimo. San Siro, Torino e l’Europa richiedono energia, lucidità e una gestione oculata delle forze.
In questo senso, il breve periodo di riposo concesso dopo le feste rappresenta una risorsa preziosa. La strategia di Conte è cambiata dopo Bologna: meno rigidità, più attenzione alle reali esigenze del gruppo. Spinazzola, Olivera e Beukema sono sulla via del recupero, mentre De Bruyne tornerà presto almeno nel gruppo, anche se servirà ancora tempo per rivederlo al top. La parola d’ordine è una sola: arrivare vivi a febbraio.
Lobotka, l’equilibrio che regge tutto
Se esiste un uomo che sintetizza il Napoli di Conte, quello è Stanislav Lobotka. La sua assenza nella prima parte di stagione ha lasciato segni profondi; il suo ritorno ha restituito ordine, sicurezza e identità. I numeri parlano chiaro: con lui in campo il Napoli viaggia a 2,1 punti di media, senza scende a 1,7. Una differenza che, su una stagione lunga, può valere un obiettivo centrato o fallito.
Lobotka è il punto di equilibrio, il giocatore che permette al Napoli di cambiare assetto senza perdere anima. A due, a tre o a quattro in mezzo al campo, il pallone nei suoi piedi è una garanzia. Recupera, corre, sbaglia pochissimo e quando lo fa trova sempre il modo di rimediare. Il suo impatto va oltre la costruzione: con lui in campo la difesa subisce meno di un gol a partita, senza di lui la media quasi raddoppia.
Leadership silenziosa e identità ritrovata
Non è solo una questione tattica. Lobotka rappresenta anche una leadership silenziosa, fatta di continuità e sacrificio. Ha stretto i denti quando mezzo centrocampo era in infermeria, anticipando i tempi di recupero per dare una mano alla squadra. In coppia con McTominay ha retto il peso di settimane complicate, dimostrando come il Napoli sappia rigenerarsi anche nei momenti più difficili.
Dal 2020 a oggi, lo slovacco è cresciuto insieme alla città e alla squadra, diventandone uno dei simboli. Due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa: un palmarès che racconta un ciclo vincente, costruito sulla capacità di adattarsi senza mai perdere identità. Conte lo sa bene: le gerarchie non sono in discussione. Lobotka è il perno, il resto ruota attorno.
Gennaio dirà molto, forse tutto. Ma una certezza già c’è: il Napoli conosce le sue armi. E sa chi impugnarle.
Fonte: Mattino






