Alle origini di un legame indissolubile
La storia del Napoli, che tra sette mesi festeggerà il traguardo del centenario, è l’esatto opposto di qualsiasi idea di solitudine. È, piuttosto, il racconto continuo di un legame viscerale tra una città e la sua squadra, nato sul finire degli anni Venti e alimentato da una passione popolare che non ha mai conosciuto pause. Tutto comincia con Giorgio Ascarelli, imprenditore visionario e primo – e unico – presidente ad aver costruito uno stadio per il club, che nel 1926 fondò l’Associazione Calcio Napoli insieme ai suoi soci.
Anche la data di nascita del Napoli resta oggetto di dibattito. Secondo gli studi del giornalista Nico Pirozzi, biografo di Ascarelli, la fondazione andrebbe collocata il 25 agosto e non il 1° agosto. Ma la memoria collettiva dei tifosi si è affidata a un’altra verità, più emotiva che documentale: quella cantata da “Cri” Vollaro, l’artista di strada la cui voce risuona ancora oggi al Maradona. “Primo agosto pioveva…” è diventato un manifesto sentimentale, capace di fissare nel cuore dei napoletani l’inizio di un amore lungo cento anni.
Visione, orgoglio e sfida al Nord
Alla base della nascita del Napoli non c’era soltanto il calcio, ma una visione culturale e imprenditoriale precisa. Ascarelli considerava il club come un’azienda moderna, un simbolo della capacità del Sud di competere ad armi pari con le grandi realtà del Nord. Un’idea audace, tanto che all’epoca – come riportava il quotidiano Il Mezzogiorno – al Settentrione si guardava con ironia a quell’ambizione “tutta napoletana”, ritenuta quasi velleitaria.
Eppure, quella sfida è diventata il filo conduttore della storia azzurra. Lo stesso spirito animò decenni dopo Corrado Ferlaino, presidente dei primi due scudetti e della Coppa Uefa, l’uomo che lanciò il messaggio definitivo acquistando Diego Armando Maradona. Non fu solo un colpo sportivo, ma una dichiarazione di indipendenza calcistica: il Napoli non accettava più gerarchie prestabilite.
Cadute, rinascite e identità eterna
La storia del Napoli non è stata lineare. Ha conosciuto momenti drammatici, come la retrocessione del 1998 chiusa con appena 14 punti o il fallimento del 2004, arrivato dopo un lungo declino iniziato con l’addio di Maradona e aggravato da una crisi finanziaria profonda. Eppure, neppure in quei momenti il legame con la città si è spezzato. Il Napoli è rimasto un simbolo identitario, un patrimonio emotivo collettivo che ha resistito a ogni scossone.
Dai tempi di Achille Lauro a quelli di Roberto Fiore, fino ai grandi dirigenti che affiancarono Ferlaino – Allodi, Marino, Moggi – il club ha continuato a cercare una strada propria, tra slanci ambiziosi e brusche frenate. Oggi, alla vigilia dei cento anni, il Napoli porta con sé tutte queste stratificazioni: successi, errori, cadute e rinascite.
Il centenario non sarà soltanto una celebrazione sportiva, ma il riconoscimento di una storia che va oltre il calcio. Cento anni di Napoli sono cento anni di identità, orgoglio e appartenenza. Un racconto che continua a vivere, partita dopo partita.
Fonte: Mattino






