Conte-Italiano, la finale della “giustizia sportiva”
La festa di domani sera, quella della finale di Supercoppa, è tutta loro. Meritatissima. Aveva ragione Cristian Chivu, tecnico dell’Inter: «Noi qui siamo ospiti, perché la finale dovrebbero giocarla Napoli e Bologna, le squadre che hanno vinto nella scorsa stagione». Ed è andata esattamente così. In un calcio spesso travolto dal business, segnato da polemiche e tensioni, resiste ancora una sorta di “giustizia sportiva”: il Napoli campione d’Italia contro il Bologna vincitore della Coppa Italia dopo oltre mezzo secolo di attesa.
Due allenatori del Sud, due percorsi diversi
È la sfida tra Antonio Conte e Vincenzo Italiano, due allenatori del Sud che hanno saputo imporsi con idee, lavoro e personalità. Il primo pugliese, il secondo siciliano (nato però in Germania), entrambi capaci di eliminare colossi come Inter e Milan per arrivare all’atto conclusivo di Riad. Un segnale chiaro: i rapporti di forza del calcio italiano stanno cambiando.
Non è un caso se il Napoli ha vinto due scudetti nelle ultime tre stagioni. Dopo la delusione del decimo posto, Aurelio De Laurentiis ha deciso di affidarsi a Conte, scegliendo esperienza e carisma. Ma nel ventaglio delle opzioni, come già accaduto nel 2021 prima dell’arrivo di Spalletti, c’era anche Italiano. Un allenatore stimato dal presidente sin dai tempi dello Spezia, quando De Laurentiis lo cercò negli spogliatoi del Maradona per complimentarsi dopo una gara.
Il precedente del Dall’Ara e la svolta di Conte
Napoli e Bologna si sono già incrociate il 9 novembre al Dall’Ara, in una partita che avrebbe potuto creare una frattura profonda tra Conte e il gruppo azzurro. Fu un pomeriggio teso, culminato nello sfogo durissimo del tecnico: «Io non accompagno il morto». Parole forti, figlie di una delusione cocente. Ma nel giro di pochi giorni Conte cancellò i cattivi pensieri, ritrovò compattezza e tornò a vincere, ricostruendo il Napoli dentro e fuori dal campo.
Italiano, numeri e finali
Italiano arriva a questa finale con un percorso importante alle spalle. Contro il Napoli ha un bilancio equilibrato: 5 vittorie, 6 sconfitte e 3 pareggi. Per lui sarà la quinta finale in quattro anni: ne ha perse tre alla guida della Fiorentina, ma ha vinto quella di Coppa Italia contro il Milan, regalando al Bologna una notte storica e un trofeo che mancava da oltre cinquant’anni.
La Supercoppa rappresenterebbe il suggello di un anno magico per il tecnico rossoblù, così come per Conte, che questo trofeo lo ha già vinto cinque volte tra carriera da giocatore e da allenatore, soprattutto con la Juventus.
Napoli ritrovato, Bologna solido
A Riad, contro il Milan, Conte ha ritrovato il suo Napoli: organizzato, forte mentalmente e fisicamente, pronto a lottare su ogni pallone. Lo stesso Bologna che ha eliminato l’Inter, commettendo un solo errore a inizio partita e gestendo poi il match fino ai rigori, decisi dal colpo di Ciro Immobile, uno che di Supercoppe se ne intende avendone già vinte tre tra Lazio e Besiktas.
In palio non c’è solo un trofeo, ma anche un assegno da 11 milioni di euro messo a disposizione dal Fondo PIF per il club vincitore. Nessuna favorita dichiarata: lo ribadiranno Conte e Italiano in conferenza stampa. Ma il Napoli può contare su un piccolo vantaggio, quello di aver avuto un giorno in più di riposo dopo la semifinale giocata giovedì.
Big Rom e le scelte finali
L’assetto visto contro il Milan sembra convincere Conte, anche se le risorse in panchina non mancano, in attesa dei rientri degli infortunati. A Riad si è rivisto anche Lukaku, per ora nel ruolo di motivatore. Big Rom osserva, spinge, incita. E si nota quanto abbia imparato, ancora una volta, dal suo allenatore.
Domani sera, sotto le luci dell’Arabia Saudita, Napoli e Bologna si giocheranno molto più di una coppa: una storia, un percorso, un’idea di calcio che vuole ancora contare.
Fonte: Gazzetta






