Vanja, il gigante del Maradona
La partita del Maradona si è decisa tra i pali, nelle mani di Vanja Milinković-Savić.
Il portiere serbo ha neutralizzato un rigore di Álvaro Morata, come a Lecce aveva fatto con quello di Francesco Camarda. Una sicurezza costante, in una gara complicata e chiusa dal pressing fisico del Como di Cesc Fàbregas.
Senza le sue parate, il Napoli avrebbe perso. Arrivare nell’area lariana è stato un compito arduo, e l’infortunio di Gilmour ha fatto saltare i piani di Antonio Conte.
Dietro, la squadra ha sofferto: Di Lorenzo ha faticato contro la freschezza di Diao, mentre sulle corsie Neres e Spinazzola non hanno inciso.
Solo nel finale Lobotka è entrato al posto di Politano, ma la spinta non è bastata per ribaltare la partita.
Il duello dal dischetto
Un rigore è sempre un duello in partenza sfavorevole per il portiere.
Eppure Vanja riesce a ribaltare la sorte con istinto, calma e lettura delle intenzioni avversarie.
Non è Morata che sbaglia: è Milinković-Savić che gli chiude ogni spazio, anticipando il tiro con sguardo e movimenti perfetti.
I suoi 2,02 metri fanno la differenza, ma non sono solo le leve a contare: nei rigori, Vanja è una combinazione di testa, corpo e intuito.
Già ai tempi del Torino aveva ipnotizzato Pulisic, Retegui, Castro e Pašalić. Ora, in azzurro, conferma la sua fama di specialista dagli undici metri.
La sua parata su Morata ha congelato i 50mila del Maradona, cambiando il corso di una partita che sembrava perduta.
Nel momento di massima difficoltà, è stato lui l’unica risorsa di una squadra in carestia di gioco e lucidità.
Il portiere pensante
Milinković-Savić non è solo un pararigori: è un libero moderno, un riferimento tecnico nella costruzione dal basso.
I suoi lanci lunghi e la sicurezza con i piedi danno respiro alla manovra e permettono ai difensori di salire.
Nel linguaggio del calcio contemporaneo, è un portiere-architetto, che costruisce le azioni come disegnasse geometrie invisibili.
In campo trasmette calma, fuori sembra un pugile serbo che gioca a scacchi: ragiona, misura, osserva.
Ogni rigore è per lui un enigma da risolvere, un frammento da ricomporre nella mente prima ancora di tuffarsi.
E quando decide, lo fa nel modo giusto.
Il Napoli soffre ma resta in piedi
Il Napoli ha faticato a trovare ritmo e spazi.
Il Como ha occupato bene il campo, riducendo i margini di manovra e costringendo gli azzurri a cercare soluzioni individuali.
Conte ha dovuto fare i conti con nuovi infortuni e con una rosa mai davvero al completo.
La squadra ha mostrato coraggio nella ripresa, ma la seconda partita di fila senza gol pesa.
Martedì arriva l’Eintracht Francoforte, e sarà una gara da non sbagliare: servono punti per restare in corsa Champions.
Intanto, una certezza resta: senza le mani di Milinković-Savić, il Napoli avrebbe perso.
Due volte unico, due volte utile: il gigante serbo ha tenuto in vita la squadra, trasformando un rigore in un atto di fede calcistica.
Fonte: Mattino





