L’uomo chiave del progetto Conte
Se esistesse una graduatoria delle certezze di Antonio Conte, Scott McTominay occuperebbe stabilmente uno dei primi posti. Dal suo arrivo a Napoli, il centrocampista scozzese è diventato un riferimento tecnico e caratteriale imprescindibile, il classico giocatore che l’allenatore non rinuncia mai a schierare, anche quando il contesto suggerirebbe rotazioni o soluzioni alternative. McTominay è diventato rapidamente il simbolo dell’equilibrio azzurro: corsa, fisicità, inserimenti e personalità al servizio della squadra.
Non è un caso che il quarto scudetto del Napoli porti anche la sua firma. Gol pesanti, continuità di rendimento e una capacità rara di incidere nei momenti chiave hanno reso lo scozzese uno dei pilastri del successo contiano. Con Lukaku ora ai box, il suo peso specifico è aumentato ulteriormente: McTominay è il collante tra i reparti, l’uomo che garantisce ordine e pericolosità.
Sacrificio e completezza: un centrocampista totale
Gli infortuni di Lobotka, Gilmour e Anguissa hanno costretto Conte a rivedere assetti e gerarchie, ma una cosa non è mai stata messa in discussione: la presenza di McTominay. Al massimo, il tecnico gli ha chiesto uno sforzo ulteriore, arretrando il suo raggio d’azione e caricandolo di maggiore responsabilità difensiva. La risposta è stata immediata e convincente.
McTominay incarna alla perfezione l’idea di centrocampista moderno: ha piedi educati da trequartista, struttura fisica da mediano e una resistenza che gli consente di coprire grandi porzioni di campo. È un giocatore che si adatta al contesto senza perdere efficacia, un profilo che permette a Conte di mantenere equilibrio anche nelle situazioni più complesse.
Meno gol, ma più gioco: l’evoluzione stagionale
Rispetto alla scorsa stagione, il modo in cui McTominay incide è cambiato. L’anno scorso era stato decisivo soprattutto con i gol — dodici in campionato — spesso risolutivi. In questa stagione, invece, il suo contributo è più legato alla costruzione e alla gestione delle fasi di gioco. In Serie A non segna dal 25 ottobre, quando decise la sfida contro l’Inter, ma il suo impatto resta evidente.
In Champions League, al contrario, è tornato protagonista anche sotto porta, risultando decisivo nella vittoria contro il Qarabag. Conte sa bene che i numeri non raccontano tutto: lo scozzese oggi è chiamato a dare ordine, tempi e intensità, lasciando ad altri il compito di finalizzare con continuità.
Intese, leadership e futuro prossimo
Sta crescendo anche l’intesa con Rasmus Hojlund, attaccante dalle caratteristiche diverse rispetto a Lukaku. È una questione di automatismi ancora in costruzione, ma i segnali sono incoraggianti: McTominay ha più spazio per attaccare gli spazi e accompagnare l’azione, soprattutto nel nuovo assetto disegnato per far fronte all’emergenza infortuni.
Un altro fattore chiave è l’assenza di De Bruyne, che a inizio stagione aveva creato qualche sovrapposizione di compiti. Con il belga fermo, McTominay ha ripreso pienamente il controllo del centrocampo, anche se Conte non ne aveva mai messo in discussione il ruolo. A Udine servirà il suo miglior contributo, magari condito da un gol pesante: sarebbe il modo ideale per arrivare al top alla Supercoppa in Arabia e confermare, ancora una volta, che il Napoli passa anche — e soprattutto — dai suoi piedi.
Fonte: Mattino






