Raccontare Scott McTominay sta diventando sempre più complesso. Non per mancanza di spunti, ma perché le sue prestazioni continuano a superare qualsiasi narrazione. Come evidenziato da Il Mattino, contro la Cremonese lo scozzese ha dominato sotto ogni aspetto: primo per tiri, conclusioni nello specchio, occasioni create e passaggi chiave.
A questi numeri si aggiungono una precisione nei passaggi del 93%, quasi 12 chilometri percorsi e un indice di pericolosità tra i più alti in campo. Il tutto impreziosito da un assist spettacolare per Kevin De Bruyne, una giocata fuori dagli schemi che conferma la sua capacità di incidere nei momenti decisivi.
Ma fermarsi ai numeri sarebbe riduttivo. McTominay è diventato il vero trascinatore del Napoli, un punto di riferimento tecnico e caratteriale.
Un leader totale: Conte lo ha reso centrale
Per Antonio Conte è un leader naturale, uno di quei giocatori che non solo eseguono, ma interpretano il gioco. Contro la Cremonese è stato arretrato di qualche metro, trovando più spazio per inserirsi e fare male.
Qui emerge una questione interessante: McTominay rende di più quando ha campo davanti. Non è un semplice centrocampista di gestione, ma un incursore moderno, capace di rompere le linee e creare superiorità. La sua posizione ibrida, spesso in sinergia con Matteo Politano e De Bruyne, lo rende imprevedibile.
In stagione ha già raggiunto quota 13 gol, eguagliando il bottino dello scorso anno, e lo ha fatto adattandosi a ben cinque ruoli diversi. Questo dato, però, merita una riflessione: è davvero sostenibile continuare a chiedergli tutto? O il Napoli rischia di dipendere troppo da lui?
Il nodo rinnovo: priorità strategica
Il tema contrattuale è inevitabile. McTominay ha un accordo fino al 2028, ma il suo ingaggio non riflette ancora il peso reale all’interno della squadra. È infatti dietro a diversi compagni come Romelu Lukaku, Rasmus Højlund e Stanislav Lobotka.
Qui il Napoli deve fare una scelta chiara: riconoscere il suo valore prima che il mercato lo faccia al posto suo. Anticipare i tempi, magari con un rinnovo fino al 2029, significherebbe blindare uno dei pilastri del progetto.
C’è poi un altro aspetto: a quasi 30 anni, McTominay non si considera a fine ciclo. Anzi, punta a nuovi traguardi, dal consolidamento in Champions fino al sogno mondiale. La sua ambizione è un segnale positivo, ma impone al club di costruire una squadra all’altezza.
Un Napoli senza McTominay è davvero possibile?
Le sue 76 presenze (70 da titolare) e oltre 6.000 minuti giocati raccontano una verità semplice: McTominay è ovunque. Recupera palloni, segna, crea gioco, guida i compagni.
E qui nasce la domanda più scomoda: il Napoli ha costruito un sistema che valorizza McTominay o una dipendenza da lui? Perché se la seconda ipotesi fosse vera, il rischio sarebbe evidente: quando lui cala, cala tutta la squadra.
Per ora, però, la realtà è un’altra. McTominay è il volto del Napoli moderno: completo, continuo e decisivo. E forse, come suggerisce Il Mattino, le parole non bastano più per descriverlo.



