Andrea Marinozzi, sul suo canale Youtube ha commentato la prestazione del Napoli contro l’Eintracht.
Le parole di Marinozzi
«Se il vantaggio non è arrivato, le ragioni principali sono due. La prima è che, pur non avendo una pressione ordinata, l’Eintracht restava sempre compatto dietro: cinque difensori e tre centrocampisti pronti a chiudere ogni varco. In situazioni come quella di Elmas, il Napoli si trovava davanti una linea tedesca perfettamente schierata, costretta a forzare l’uno contro uno per creare un’occasione da rete.»
«La seconda motivazione riguarda le difficoltà del Napoli nel muovere palla in spazi stretti — un limite già visto nella passata stagione, ma che oggi appare ancora più evidente.»
L’attacco azzurro fatica contro le difese chiuse
«Il Napoli si dispone con coraggio nella metà campo avversaria: Politano largo a destra, Elmas sull’altro lato, Di Lorenzo che si inserisce da dietro, Anguissa e McTominay a supporto di Højlund. Tuttavia, rispetto all’anno scorso, manca un vero riferimento offensivo capace di gestire la palla spalle alla porta.»
«Con Lukaku, ad esempio, la squadra aveva un appoggio costante: giocata esterna, palla dentro, protezione, sponda e apertura. Il belga facilitava gli inserimenti dei centrocampisti e liberava spazi preziosi. Oggi quella soluzione non c’è più.»
«Højlund è un attaccante differente: devastante in campo aperto, ma meno efficace quando gli avversari si chiudono. È giovane, di talento, ma il Napoli deve imparare a valorizzarlo anche in contesti tattici più bloccati.»
Manca la fantasia di un vero regista offensivo
«Oltre a Lukaku, al Napoli manca un giocatore in grado di inventare. L’arrivo di De Bruyne serviva non solo per migliorare la costruzione dal basso, ma soprattutto per dare l’ultima giocata, la verticalizzazione che scardina le difese. Anguissa, McTominay e Di Lorenzo, nella zona di rifinitura, non hanno la stessa brillantezza: possono combinare bene, ma raramente trovano la giocata risolutiva.»
«Di conseguenza, la manovra del Napoli tende a svilupparsi sugli esterni con cross e traversoni, una soluzione troppo prevedibile contro squadre compatte. Ora che il livello si è alzato — con lo scudetto da difendere e la Champions da affrontare — servirà ritrovare quella imprevedibilità e qualità nell’ultimo passaggio che lo scorso anno faceva la differenza.»






