Una giornata che cambia lo scenario
Doveva essere un turno di passaggio, utile solo ad avvicinare la supersfida di domenica a San Siro. Invece rischia di trasformarsi in uno snodo cruciale della corsa scudetto. La battuta d’arresto del Napoli contro un Verona rigenerato dopo il ritiro post-Torino apre scenari inattesi e consegna all’Inter un vantaggio che va oltre i semplici numeri. Portarsi a +7 non significa chiudere il campionato, ma rappresenta già una mezza sentenza psicologica.
Milano sorride due volte, perché anche il Milan ha la possibilità di approfittarne: Genoa e Fiorentina diventano occasioni concrete per accorciare o addirittura ribaltare alcune gerarchie, mentre il Napoli rischia di perdere terreno in modo improvviso.
Napoli irriconoscibile
Il dato più sorprendente è la prestazione degli uomini di Conte. Al netto del rigore concesso al Verona e delle polemiche arbitrali, il Napoli entra in campo lontanissimo dalla squadra dominante vista contro la Lazio. Il primo tempo è disastroso, privo di intensità e lucidità, e riporta in superficie un tema già noto: quanto il gruppo riesca davvero a reggere l’usura fisica e mentale, soprattutto in presenza di assenze pesanti.
Elmas non è Neres, e la differenza si vede. L’attacco perde brillantezza e imprevedibilità, mentre Hojlund resta una delle poche certezze, confermandosi un attaccante preziosissimo. Viene spontaneo pensare che, con un profilo del genere, anche un allenatore come Allegri avrebbe potuto raccontare un’altra storia in classifica.
Inter solida, ma non dominante
L’Inter vince, e lo fa con pieno merito, centrando il sesto successo consecutivo. Ma anche i nerazzurri mostrano qualche crepa rispetto allo splendore delle ultime settimane. Il mini turnover deciso da Chivu – senza Bastoni, Barella e Thuram dall’inizio – abbassa leggermente il livello di intensità e precisione. Il controllo del gioco resta evidente, ma la brillantezza si affievolisce.
Nel primo tempo la pressione è costante, ma il muro del Parma regge fino agli sgoccioli, quando Dimarco e un lungo check Var aprono finalmente la partita. Le occasioni non mancano, tra traverse e conclusioni di Calhanoglu, ma Corvi deve compiere una sola vera parata, per quanto spettacolare.
Mentalità e sprechi
La differenza la fa ancora una volta la mentalità. Nella ripresa Chivu chiede ai suoi di non accontentarsi e l’Inter continua a spingere, vincendo la partita soprattutto sul piano psicologico. Restano però gli sprechi e una certa leziosità sotto porta, esemplificata dal gol divorato da Sucic.
Il finale è rocambolesco e carico di tensione: Bonny segna, il Var annulla per un precedente fallo di mano di Thuram, che trova la rete decisiva subito dopo. Nella nebbia della Bassa Padana riaffiorano per un attimo i fantasmi della scorsa stagione, ma stavolta l’Inter non si fa beffare.
Il vero banco di prova
Il copione nerazzurro è ormai chiaro: controllo del gioco, grande produzione offensiva e una percentuale di occasioni sprecate da mettere in conto. Contro le “piccole” basta comunque, contro le grandi il margine d’errore si assottiglia drasticamente.
Ecco perché Inter-Napoli non è solo una sfida al vertice, ma un vero esame di maturità: dirà chi, tra le due, è davvero cresciuta abbastanza da prendersi lo scudetto.
Fonte: Gazzetta
