Lele Adani elogia la piazza di Napoli e la sua squadra
Lele Adani, ex difensore del Brescia e noto opinionista, ha rilasciato un’intervista al quotidiano Il Mattino.
Adani al Mattino: “Serie A? Abbiamo avuto tutto quello che desideravamo: conferme, indecisioni e una brutta caduta, quella del Milan.
Coincidenze tra il Napoli perdente a Verona nel 2024 ed il Milan perdente con la Cremonese? Paragonare le due cose è complicato. E a volte fa comodo: così si può trovare un appiglio per sperare nel futuro. Dopo Verona, un anno fa, Conte si prese tutte le colpe. “Mi sanguina il cuore” disse e me lo ricordo bene. Segnò una frattura per il futuro.
Non mi pare che al Milan ci sia stata la stessa presa di posizione stavolta. Più alibi che mea culpa.
Non era facile per la Roma assimilare sin da subito le idee di Gasperini. Non puoi preventivarlo, invece è stato fatto. Ho visto un po’ più di indecisioni altrove: Fiorentina e Atalanta, per esempio.
Lukaku? La tegola è pesante. Romelu è l’estensione in campo delle idee di Conte, il collettore del gioco del Napoli.
Hojlund sostituto giusto? Non mi ha sorpreso, chiariamoci, ma devo dire che la prontezza del Napoli di andare a prendere un calciatore come Rasmus mi è piaciuta. Senza dimenticare Lucca, poi.
Perché la piazza di Napoli convince tanti calciatori? Nel caso di Hojlund, due elementi: la piazza, che è magica, e ovviamente Antonio Conte, uno dei migliori al mondo. E convincente con i suoi calciatori. Si è visto anche un anno fa: pronti via e ha convinto calciatori come Di Lorenzo o Kvaratskhelia a restare nel suo progetto.
Accogliere 10 calciatori nuovi è difficile? Tanto, ancor di più con Conte. Perché è un allenatore che cura anche il minimo particolare. Servirà tempo a tutti per entrare nel ritmo giusto e anche a Antonio. Il suo lavoro non cambia.
Che ha prodotto il mercato del Napoli? Sicuramente più solido, più lungo nelle rotazioni. Ma il lavoro di Conte dovrà essere lo stesso di un anno fa, se non di più. E stavolta
avrà meno tempo.
Napoli in fondo in Champions? Fare proclami, oggi, non sarebbe giusto. Il Napoli è una squadra forte ma la Champions è un torneo tosto, il più difficile di tutti. Va vissuto come una fantastica avventura notte dopo notte. Lobiettivo? Passare il girone. Poi si vedrà. Senza dimenticare lo scudetto: Conte fa bene a ricordare che va difeso. E in Italia, nell’ultimo quinquennio, non c’è una squadra che abbia saputo farlo. Questo vorrà pur dire qualcosa: ripetersi non è una passeggiata.
I Fab4 a Reggio Emilia? chiave sta tutta in De Bruyne: Conte dovrà trovare il modo di concedere a lui la migliore interpretazione del ruolo possibile. Lo scorso anno il Napoli non ha segnato tanto, il belga può essere l’elemento ideale per migliorare anche quell’aspetto.
Lang e Neres rischiano troppa panchina? Dipenderà da loro. Lo scorso anno Neres ha cambiato 10 partite. Se riesce a farle diventare 30 troverà il suo spazio. Il 4-3-3 resta nel Dna di questa squadra e anche l’anno scorso Conte ha avuto più soluzioni in campo.
Con Hojlund un altro acquisto dalla Premier? Li chiamano esuberi? Nessuno si offenda. Il Manchester United, due anni fa, ha speso quasi 80 milioni per Hojlund. De Bruyne è stato il miglior centrocampista al mondo negli ultimi 10 anni. Il punto, probabilmente, è un altro.
Dobbiamo smetterla di pensare al Napoli come a una società di secondo livello e cominciare a capire che oggi il Napoli vale quanto Juventus, Milan e Inter. Non va più messa dietro le tre grandi, perché se cominci a attirare calciatori di questo tipo da tutto il mondo qualcosa vorrà dire: è desiderata, ha allenatori vincenti come Spalletti e Conte, mezzo mondo ha visto la bellezza della festa scudetto.
Anche io spesso torno in città? E quando lo faccio ritrovo pienamente me stesso. Napoli rivela tutte le cose che sento dentro. Mi piace amarla senza pensarci troppo.
È libera e ribelle come piace a me. C’è una connessione mentale, una energia che mi fanno stare bene. E poi nell’anima sento il rapporto calcio-gente. Con Diego come guida di tutti noi, ovviamente.

Cosa fa ai calciatori la piazza? L’amore ti può avvolgere, ma ti può anche stravolgere. E oggi i calciatori non sono più come quelli di anni fa: devono essere più professionali, più concentrati. Il mondo in generale è cambiato, le distrazioni sono tante e purtroppo a volte devono anche isolarsi dal troppo amore”.






