Il duello che accende lo scudetto
Vedi Napoli e, quasi sempre, non vinci senza soffrire. Pareggi, perdi, alzi un trofeo o mastichi rimpianti. Ma soprattutto, vedi Napoli e finisci per parlare di scudetto. Una corsa che oggi si esprime in più lingue, con accenti diversi: lo spagnolo e l’inglese, l’argentino e lo scozzese. Lautaro Martínez e Scott McTominay sono i due volti simbolo di Inter e Napoli, il capitano nerazzurro e l’uomo dei gol pesanti azzurri. È da loro che passa lo snodo della sfida tricolore.
Il Toro e i big match irrisolti
Lautaro c’è sempre, almeno nei numeri. Quattordici gol in venticinque partite stagionali, con quattro assist: una media superiore a una rete ogni due gare. Non è una questione di produzione offensiva, ma di peso specifico. Nei big match di campionato, fin qui, il Toro non ha lasciato il segno. Contro Napoli, Milan, Juventus e Roma è rimasto a secco, mentre ha colpito con regolarità le altre: Torino, Cagliari, Cremonese, Lazio, Pisa (doppietta), Como, Genoa, Atalanta e Bologna.
Il tema non preoccupa Chivu, che sa di avere un capitano capace di rialzarsi sempre. Sei gol nelle ultime otto giornate di Serie A lo confermano, così come il primato nella classifica marcatori. Eppure il dato resta: nelle ultime nove sfide di campionato contro il Napoli, Lautaro non ha segnato. L’unica eccezione è stata la finale di Supercoppa del gennaio 2024, decisa da un suo guizzo al novantesimo. Anche contro Juve e Milan, nell’ultima stagione e mezza di Serie A, il tabellino è rimasto vuoto. Una macchia che il Toro conosce bene e che spesso ha saputo cancellare con reazioni feroci, come dopo l’ultimo derby perso, seguito da cinque partite consecutive in gol.
Superscott, l’uomo dei gol pesanti
Dall’altra parte c’è Scott McTominay, che a Napoli è diventato molto più di un centrocampista. È un simbolo, un riferimento emotivo e tecnico, un giocatore capace di decidere le partite che scottano. All’Inter ha segnato quattro gol in quattro partite: una sentenza. A San Siro lo ha fatto ancora, due volte, riprendendo i nerazzurri quando sembravano pronti alla fuga.
A Manchester, sponda United, forse qualcuno si chiede se quei trenta milioni incassati siano stati un affare o un rimpianto. A Napoli non se lo domandano proprio: si godono il “Sir” che in un anno e mezzo ha messo insieme una collezione di capolavori. Dodici gol nella prima stagione, chiusa con una semirovesciata iconica nella notte dello scudetto del 23 maggio. MVP del campionato. E poi un’altra metamorfosi: esterno, mezzala, trequartista, mediano, regista e sempre goleador.
Leadership e identità
McTominay non è solo numeri. È mentalità. È l’uomo che prima sbaglia e poi rimedia, come a San Siro: errore sull’1-0 di Dimarco, quindi doppietta per rimettere tutto in equilibrio e firmare una delle partite simbolo della stagione. Le sue parole raccontano il senso di appartenenza: senza Anguissa, Gilmour, De Bruyne, Rrahmani a inizio anno e con Neres out, il Napoli resta competitivo. E la provocazione è chiara: togli all’Inter Thuram, Lautaro, Barella e Calhanoglu, e poi vediamo.
È qui che il confronto con Lautaro si fa più profondo. Il Toro è il capitano, la guida emotiva dell’Inter. McTominay è il trascinatore inatteso, diventato imprescindibile. Uno cerca i gol che pesano nei big match, l’altro li segna con regolarità chirurgica.
Lo snodo passa da loro
Inter-Napoli, e più in generale la corsa scudetto, passa da questo duello. Dal Toro che deve dimostrare di saper graffiare anche quando il livello si alza al massimo. E dal ragazzo venuto dal freddo che, in Italia, ha trovato la sua consacrazione definitiva. Due leader diversi, due storie opposte, un unico obiettivo. E la sensazione che, finché ci saranno Lautaro e McTominay al centro della scena, lo scudetto continuerà a parlare più lingue.
Fonte: Gazzetta






