Nuove dichiarazioni di Khvicha Kvaratskhelia sul proprio passato al Napoli e sul presente al Paris Saint-Germain. Il georgiano, intervistato da France Football, ha parlato con franchezza del cambiamento vissuto dopo il trasferimento in Francia.
“A Napoli non ero lo stesso giocatore”
Kvaratskhelia ha spiegato di aver capito, arrivando a Parigi, quanto la squadra desse tutta se stessa e quanto lo rispettasse, sentendo per questo il bisogno di dare il meglio di sé sotto la guida di Luis Enrique.
“A Napoli ero un calciatore diverso, al Psg ho capito che dovevo dare tutto me stesso”, ha dichiarato Kvaratskhelia.
#Kvaratskhelia: “A #Napoli ero un calciatore diverso, al Psg ho capito che doveva dare tutto me stesso”
A France Football: “Luis Enrique mi spinge a superare i miei limiti. A Napoli vivevano tutti per il calcio, a Parigi no. È decisamente meglio a Parigi”https://t.co/PriDbrzEid pic.twitter.com/zoAZwrrx8q
— il Napolista (@napolista) September 14, 2026
Il confronto tra Napoli e Parigi
Il georgiano ha anche messo a confronto le due città, sostenendo che a Napoli le persone vivano tutte per il calcio, mentre a Parigi ci sono molti turisti che non conoscono a fondo questo sport, pur trovando comunque persone che lo adorano. Kvaratskhelia ha aggiunto che con Luis Enrique ogni giocatore deve essere sempre al massimo, perché un solo errore può significare la panchina. Come raccontato da Napoli Network in una precedente intervista, il georgiano aveva già parlato della propria quotidianità nella capitale francese, descrivendo una vita più tranquilla rispetto ai tempi di Napoli.
Ecco le parole integrali del georgiano.
Kvaratskhelia a France Football: “Parigi è decisamente meglio di Napoli, ci sono tantissimi turisti e alcuni di loro non sanno molto di calcio. A Napoli penso che le persone vivano tutte per questo. Ma naturalmente anche a Parigi incontro persone che mi adorano. A Napoli non ero lo stesso tipo di giocatore. Quando sono arrivato qui in Francia, mi sono reso conto di quanto la squadra desse tutta se stessa e di quanto mi rispettasse. Di conseguenza, sentivo di dover dare il meglio di me stesso, perché lo meritava. E sotto la guida di Luis Enrique ho capito che dovevo essere al massimo, perché ogni giocatore ha la stoffa del titolare. Se commetti un solo errore, puoi ritrovarti in panchina”.
