Il calcio, a volte, può davvero essere racchiuso in un nome e in un cognome: Kevin De Bruyne. Uomo e simbolo di un decennio, capace di esprimere stili diversi – barocco, gotico, classico e persino futurista – KDB è oggi la personificazione di un calcio che diventa arte. Napoli lo ha accolto come un affresco vivo, una delle sue cartoline più belle, e da qui il belga sta scrivendo il capitolo forse più sorprendente della sua carriera.
Il suo sguardo severo racconta già molto: dentro di lui convivono due anime, come lui stesso ammise una volta, oscillando tra eleganza e aggressività. Leggenda vivente, De Bruyne illumina ora il cammino azzurro in Champions League con l’eleganza di uno stilista che porta la sua maison sulla passerella del calcio europeo.
Dal City al Napoli: un ritorno a casa
Chi avrebbe immaginato, solo pochi mesi fa, che il Napoli avrebbe potuto sedurre e convincere un campione del calibro di KDB? Eppure è successo. E il destino ha voluto che il suo debutto europeo in maglia azzurra coincidesse con un ritorno speciale: l’Etihad Stadium, casa madre del suo calcio, contro il Manchester City.
Proprio lì, nel 2011, il Napoli faceva il suo esordio in Champions. Oggi, con De Bruyne protagonista, sembra quasi un cerchio che si chiude. Lui che al City ha incarnato l’essenza del gioco di Guardiola, diventandone voce e cervello in campo, torna da avversario con una nuova missione.
Palmares infinito, ma ancora fame
Il curriculum di KDB è un carosello di trofei: campionati e coppe in Belgio, Germania e Inghilterra, sei Premier League, cinque Coppe di Lega, due FA Cup, una Champions, una Supercoppa UEFA e un Mondiale per club. Oltre cento gol e quasi duecento assist distribuiti con naturalezza, come se il talento fosse un dono da condividere.
Eppure De Bruyne ha ancora fame. Napoli se lo gode e Conte lo ha messo al centro del progetto: un triennale da fuoriclasse, dieci milioni lordi alla firma e un ingaggio da top player. Perché chi vince insegna a vincere, e KDB porta con sé un bagaglio che va oltre la tecnica.
Napoli, scelta di cuore e di calcio
C’è anche un lato romantico in questa avventura. A Napoli, nel 2017, De Bruyne aveva detto sì alla moglie Michèle, promettendole amore eterno. Ora, sette anni dopo, dice sì anche al club di De Laurentiis. Una città che aveva già conosciuto attraverso gli amici Mertens e Lukaku, e che oggi diventa la sua nuova casa.
Giugliano, vicino a Castel Volturno, lo ospita con la famiglia e i tre figli. Una vita tranquilla, lontana dal caos, senza perdere la disciplina del professionista.
L’intuizione di Manna e Conte
Tutto nasce da un’intuizione di Giovanni Manna. Una sera di febbraio, guardando il City in tv, il dirigente capisce che per alzare il livello serve un colpo da maestro. Si informa, fiuta un mezzo interesse del Liverpool, e parte subito alla caccia: Manchester, poi Belgio, fino a convincere KDB che il suo futuro fosse colorato d’azzurro.
Conte, dal canto suo, ha già cucito il Napoli addosso a De Bruyne. Che sia 4-3-3, 4-1-4-1 o 4-4-1-1, il filo conduttore resta sempre lui: visione, geometrie, lanci, gol.
La nuova luce del Napoli
Oggi De Bruyne è la nuova luce di un Napoli che non smette di sognare. Un campione capace di trasformare ogni giocata in arte, di fondere la “Grande Bellezza” mostrata al mondo dal City con l’anima passionale del calcio partenopeo. Da Drongen a Napoli, il suo percorso è sempre stato segnato dalla bellezza. E adesso, con la maglia azzurra, è pronto a scrivere l’ultimo, straordinario atto della sua leggenda.
Fonte: Gazzetta






