A tutto Juan Jesus: le rivelazioni del difensore
Juan Jesus, difensore del Napoli, ha rilasciato un’intervista a Canale 8.
Jesus: “Il tifoso del Napoli ha dimostrato di aver capito la situazione, di aver capito che nonostante le complicazioni e le difficoltà il gruppo ha retto botta. Non penso che un’altra squadra avrebbe avuto lo stesso risultato. Non siamo lontani dal Milan per il secondo posto, siamo ancora in lotta per la Champions League. Penso che con una squadra al completo avremmo avuto dei punti in più. Il calcio non dà certezze, ma quando eravamo tutti eravamo comunque a meno uno dall’Inter, era un campionato ancora aperto. Il tifoso è stato comunque molto bravo, è bello sapere che c’è un popolo che ci sostiene. Noi faremo il nostro meglio per finire al meglio la stagione.
Abbiamo 30 punti a disposizione, io mi auguro di fare 30 punti e poi vedere cosa succede. Finché la matematica dà la possibilità, non parlo nemmeno solo di Champions League, perché io devo ambire sempre a quello che ambisce un calciatore vero, uno che vuole vincere. Voglio provarci nonostante la distanza, la matematica dice che è a sfavore nostro, ma ci provo fino all’ultima partita, fino agli ultimi tre punti. Ricordiamoci che l’anno scorso è stato così, fino all’ultimo. Spero che nelle ultime tre giornate si possa ancora giocare il campionato, perché c’è tanto da fare.
Secondo posto e supercoppa varrebbero uno scudetto in queste condizioni? Sì, certo. Già con la Supercoppa abbiamo dimostrato di essere una squadra forte, avevamo ancora dei ragazzi non disponibili e abbiamo fatto bellissime partite contro Milan e Bologna. Un secondo posto ci dà la possibilità di rigiocare la Supercoppa e di difendere anche quel titolo. Sarebbe stupendo.
Mi preparo sempre per me stesso perché sono un professionista, provo a dormire bene, mangiare bene, provo a essere sempre al massimo della concentrazione. Quando raggiungi una certa età sei più esperto, sai come muoverti in campo, non serve faticare sempre perché sai leggere i movimenti dell’attaccante in anticipo. C’è questo mito che dicono che Conte mi abbia trasformato, ma ricordiamoci anche con Spalletti: mi ha sempre dato la possibilità di giocare e abbiamo vinto lo Scudetto. Ho sempre giocato dovunque sono stato. Conte mi ha dato la possibilità di continuare a essere quello che sono. A gennaio sicuramente sarei andato via, poi Buongiorno si è fatto male e lì ho detto: c’è un’opportunità, dimostro veramente chi sono. È andata bene. Quest’anno ho già fatto 30-31 partite. Provo sempre a migliorare perché 35 anni non è un’età, vediamo Modric che gioca a 40. Sto bene fisicamente, posso fare ancora tante partite. Finché c’è divertimento si può fare sempre bene.
Perché prendiamo sempre gol? Dobbiamo essere più attenti sui calci piazzati, che sono praticamente gli ultimi gol che abbiamo preso, e gestire meglio certi palloni che prendiamo in contropiede quando non serve. Però io preferisco vincere le partite. Per me contano i tre punti: se non prendiamo gol è ancora meglio, ma se arriviamo al secondo posto avendo preso 50 gol, a me il gol subito non conta quanto il risultato finale.
Se fossimo stati tutti al completo penso che questa squadra avrebbe potuto fare meglio, ma non mi aggrappo alle difficoltà. L’infortunio ci sta nel nostro lavoro, è uno sport ad alto livello. Il rammarico c’è, ma non c’è delusione perché mi dispiace per i miei compagni come esseri umani, non per il risultato sportivo. Abbiamo dimostrato di avere un gruppo vero, che ha tenuto botta fino all’ultimo.
Non parlo neanche di Copenaghen perché anche con l’Eintracht Francoforte in casa potevamo vincere. Ci sono state partite che non abbiamo approcciato nel modo giusto, perché la Champions League è un campionato a parte. Abbiamo perso con il PSV, ci sono stati atteggiamenti che spero abbiamo capito, che ci hanno dato esperienza per fare diversamente l’anno prossimo.
Vergara e Alisson? Sono due ragazzi umili che lavorano e ci danno una mano. Vergara lo conoscevo già, quando ci allenavamo contro in Primavera ho detto subito che aveva qualcosa in più. Alisson sinceramente non lo conoscevo, il calcio portoghese non è che lo guardo tanto, è stata una sorpresa: è velocissimo, ha una tecnica importante. Ovviamente ci dispiace per quello che è successo a Vergara, ma è un ragazzo con la testa sulle spalle. Spero che crescano sempre meglio, sono bravi e faranno sicuramente bene.
Hojlund o Osimhen? Hanno caratteristiche diverse e i paragoni non mi piacciono. Sono due attaccanti fortissimi, fai fatica anche in allenamento perché sono rapidi. Rasmus è più potente, più forte a tenere palla, Victor nello spazio ti ammazza. Darei la maglia a metà a entrambi. Però adesso Rasmus è quello che ci dà una mano, quindi devo scegliere Rasmus. A Victor auguro sempre bene, per me è un fratello e uno dei attaccanti più forti d’Europa.
La nazionale è un bonus: se fai bene con la tua squadra hai la possibilità di giocarla. Per essere corretto, non penso possa accadere perché ci sono Gabriel, Militao… ragazzi che stanno facendo bene. Non è perché ho 34 anni che non posso andarci, ho dimostrato quest’anno chi sono. Se vado in nazionale sarò il calciatore più contento possibile. Se non vado, almeno il mio lavoro l’ho fatto a Napoli e sono stato contento. Spero comunque in un titolo: abbiamo già la Supercoppa, lo scudetto sappiamo che è difficile, ma rimane un sogno nel cassetto”.



