A tutto Insigne: ecco i retroscena
Lorenzo Insigne, attaccante del Pescara ed ex capitano del Napoli, ha rilasciato un’intervista a Sportweek.
Insigne: “In Serie B avrei detto sì solo al Pescara, la mia carriera non finisce qui. A Napoli sarei tornato anche a piedi per 1.500 euro al mese.
Quello con la squadra della mia città non è stato calcio, ma amore. E l’amore non si pesa. Toronto una scelta sbagliata, ma almeno potevo uscire di casa.
Sono simpatico, ma all’inizio tengo le distanze e passo per essere presuntuoso.
Non sono riuscito a farmi capire dai tifosi del Napoli. Euro 2020? Ricordo io che salto addosso a Gigio dopo l’ultimo rigore parago e penso: “Che abbiamo combinato!”. La Nazionale? Se mi chiamano, corro. I tre compagni che porterei con me in ogni squadra? Dico Hamsik, Koulibaly e Mertens. Mentre Zeman mi ha cambiato la vita”.
Insigne: “Sono un punto di riferimento, è inevitabile. Alzo la voce solo nel momento in cui vedo cose che non mi piacciono, tipo un approccio un po’ molle alla partita.
Ma ho trovato un gruppo unito e voglioso di rimettere le cose a posto. Ora sappiamo di poter dare fastidio a tutti. Ai miei inizi nel Napoli stavo ad ascoltare gli altri, anche perché ero molto giova-ne. Imitavo gesti e comportamenti dei più grandi e parlavo poco. Crescendo mi sono preso i miei spazi, la fascia di capitano ha fatto il resto. Ma quello spogliatoio aveva tanti campioni dalla forte personalità, il mio compito era più facile rispetto a oggi.
Mi è pesato che il Napoli ha vinto lo scudetto senza di me? Non mi sono mangiato niente. Io sono un tifoso del Napoli e mi fa solo piacere che abbia conquistato due scudetti. A me resta il rammarico di non aver vinto nell’anno dei 91 punti, ma in fondo con il Napoli ho trionfato ognigiorno: da napoletano, giocare in quello stadio, con quella maglia e con la fascia da capitano
è una vittoria.
La pressione napoletana? Ha pesato tanto. Andavo in campo con una responsabilità difficile da sopportare. Da giovane ho fatto qualche cavolata, ho litigato coi tifosi. Oggi me ne pento e dico che non lo farei più, perché ho capito che le critiche, anche le più dure, erano fatte per spronarmi. Sai il problema qual è? Che la gente non mi ha capito abbastanza, un po’anche per colpa mia. Sono uno simpatico, mi piace scherzare. All’inizio però resto sulle mie, diffidente, tengo le distanze perché non puoi mai sapere se, chi ti avvicina, lo fa con qualche secondo fine. E così sono passato per presuntuoso. Maio tengo troppo alla maglia del Napoli, e la cosa che mi fa rabbia è che non sono riuscito a dare tutto quello che avrei voluto. Non sono riuscito a farmi capire. Quando a gennaio il club mi ha chiamato, avevo le lacrime agli occhi. “Che fai, piangi?”, dice mia moglie. “Sì”, rispondo. “Piango perché io amo il Napoli”.
Cosa direi ai tifosi? Che con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. El’amore non si pesa.
Se rifarei la scelta di andare via? Dopo 12 anni non avevo più energie fisiche e mentali. Separarsi è stata una cosa voluta da entrambe le parti, senza colpe da attribuire a una o all’altra. È stata una scelta che andava presa. Certo non mi aspettavo di finire in Canada.
Quale allenatore mi ha dato di più? Sarri ho espresso il mio miglior calcio al Napoli. Mi è piaciuto tanto l’approccio e il rapporto che ho avuto con mister Gattuso perché è una persona di cuore, diretta.
I tre compagni che porterei sempre in qualsiasi squadra? Hamsik, Koulibaly e Mertens.
La mia giocata manifesto è là palla per Callejon? Anche al Pescara, quando qualcuno crossa sul secondo palo, il mister esclama “Insigne per Callejon!”. Non è mai stata una cosa preparata, codificata.
Io sapevo che lui era là e lui sapeva che io, quando rientravo da sinistra verso il centro, gliela mettevo sulla testa o sul piede.
Cavani o Higuain? Non farmi ‘ste domande… Ho fatto fare gol a tutti e due. Cavani attacca di più la profondità, lotta di più, però scelgo
Gonzalo perché la sua qualità mi impressionava. Era un trequartista travestito da punta.
La canzone di Sal Da Vinci mi è piaciuta? Si, e non lo dico perché Sal è napoletano ed è amico mio. Se una canzone entra nella testa vuol dire che funziona. E questa la cantano tutti”.





