Un confronto che torna dopo due anni
José Mourinho ritrova il Napoli quasi due anni dopo l’ultima volta. Era il 23 dicembre 2023 quando la sua Roma superò per 2-0 la squadra di Mazzarri, impegnata nel tentativo – poi fallito – di restare in corsa per l’Europa. Quel giorno, tra il gol di Pellegrini e quello di Lukaku al 96’, nessuno avrebbe immaginato che pochi mesi dopo l’attaccante avrebbe fatto ritorno in Italia, ma a 200 chilometri più a Sud, indossando proprio l’azzurro del Napoli. Una coincidenza che ricuce indirettamente due destini: quello di Mourinho e quello di Conte, oggi alla guida di un Napoli che vuole rilanciare la propria grandezza.
Mourinho, nelle sue mille vite calcistiche, ha sempre avuto un occhio particolare per Napoli, soprattutto per un uomo che della città è stato simbolo indiscusso: Diego Armando Maradona. Un affetto autentico, profondo, che va oltre il semplice rispetto sportivo.
Mourinho e Maradona: un rapporto viscerale
Quando Maradona morì, Mourinho era l’allenatore del Tottenham e la sua reazione fu diversa da quella di tanti altri protagonisti del calcio. Non parlò del campione, ma dell’uomo. Raccontò ai suoi giocatori chi fosse Diego lontano dai riflettori, ricordando soprattutto quelle telefonate che arrivavano soltanto nei momenti difficili: «Mi chiamava sempre dopo le sconfitte, mai dopo le vittorie. Sapeva che dopo un successo non avevo bisogno di nulla, ma nei momenti duri c’era sempre per dirmi: Mou, ricordati che sei il migliore».
Sono parole che spiegano un legame intimo, confermato da chi ha vissuto Maradona per vent’anni, come Stefano Ceci. Ci furono incontri intensi: alla Pinetina quando Diego, commissario tecnico dell’Argentina, volle vedere di persona lo Special One dell’Inter; a Valdebebas, a lungo seduti su una panchina del centro sportivo del Real Madrid; e l’ultimo, forse, a Basilea nel 2018, in un evento internazionale, tra chiacchiere, ricordi e un affetto che non è mai venuto meno.
Per Maradona, Mourinho era “il numero uno”, un giudizio che il tecnico portoghese ha sempre considerato un onore. Ed è per questo che, prima di una partita allo stadio intitolato al Pibe de Oro, Mou lasciò il ritiro della Roma per andare nei Quartieri Spagnoli a dedicare una preghiera al suo amico. La gente lo accolse con applausi, e l’abbraccio con Diego Jr confermò un rispetto reciproco radicato nella storia.
Le scintille con De Laurentiis e Mazzarri
Il rapporto di Mourinho con il Napoli non è fatto solo di sentimento. È fatto anche di punzecchiature, come da tradizione. Nel 2009-2010, quando la sua Inter puntava al Triplete, José lesse un commento di De Laurentiis che lo irritò: «Mi tengo stretto Mazzarri. Mourinho è l’ultimo allenatore che prenderei». Risposta immediata: «Lui non ha i soldi per prendermi».
E a Mazzarri, che aveva lasciato intuire giudizi calcistici poco graditi allo Special One, Mourinho rispose con una delle sue tipiche stoccate: «Mi pare strano che un allenatore che non ha mai vinto né una Coppa Toscana né una Coppa Lombardia venga a fare la morale agli altri». Frasi che restano nella memoria, perché Mou non sa e non vuole filtrarsi. È un personaggio che ha costruito la propria carriera anche su un carisma feroce, convinto di essere il migliore e pronto a difendere questo principio anche ora, nonostante esoneri in Inghilterra, Italia e Turchia.
Oggi è tornato in Portogallo dopo ventun anni, al Benfica. Obiettivi più modesti rispetto ai giorni di Porto, Inter o Real, ma la stessa intensità emotiva. E domani, contro il Napoli, avrà una motivazione in più: battere la squadra che, più di tutte, sta cercando di riportare in vita lo spirito di Maradona.
Un ritorno che profuma di storia
L’incrocio tra Mourinho e Napoli non sarà mai una semplice partita. Non lo è mai stato. C’è dentro la memoria di chi ormai non c’è più, le rivalità accese di un calcio che sembrava lontano, l’amore di una città per un allenatore che non ha mai allenato, ma che ha sempre rispettato.
E c’è dentro, soprattutto, la storia di un uomo – Maradona – che continua a essere ponte, simbolo e spirito guida per chiunque incroci il cammino di Napoli. «Non si sa dove finisca Diego e cominci il calcio», disse qualcuno. Mourinho lo sa bene. E forse è per questo che ogni volta che torna al Maradona sembra anche lui, almeno per un istante, parte di quel mondo.
Fonte: Mattino






