Musica e maestri: nasce il quartetto azzurro
Musica, maestri. Ora che è certificato, si chiamano i Fab Four. E viene naturale pensare alla melodia del palleggio, in una squadra nata per stupire, persino a un centinaio di chilometri dal Cavern Club. Manchester, con l’Etihad, è la casa di Kevin De Bruyne; l’Old Trafford è il salotto buono di Scott McTominay (e pure di Rasmus Hojlund). C’è il profumo del passato, in questa notte da vivere a petto in fuori, con la storia che sfila tra le tenebre e l’ansia di una sfida che rappresenta un nuovo inizio.
Il Napoli è fatto, sembra già pronto. Riparte dalle sue certezze fresche, da quella natura che Antonio Conte ha plasmato in ritiro ad immagine e somiglianza degli interpreti, intoccabili anche per lui: Lobotka, Anguissa, De Bruyne e McTominay. Quattro elementi che, insieme, danno vita a un complesso che rapisce. Dirige Lobotka in mezzo al campo, Anguissa porta atletismo, De Bruyne eleganza sontuosa, McTominay la potenza e la saggezza che lo hanno spinto fino a dodici gol e allo scudetto di maggio.
Talento ed equilibrio
Il tridente, il calcio che sa di Napoli e viceversa, Conte lo ha costruito durante il mese tra Dimaro-Folgarida e Castel di Sangro. Lì ha capito che al bello non si deve mai rinunciare, ma che per sostenerlo servono muscoli d’acciaio. Senza Anguissa sarebbe stato semplice disegnare un centrocampo che sostenesse due esterni offensivi e un centravanti, ma quanto avrebbe perso in energia il Napoli?
Gli dei del calcio non si distraggono quasi mai: a Reggio Emilia, alla prima, hanno segnato McTominay e De Bruyne; contro il Cagliari, nel finale, è arrivata la zampata di Anguissa, ispirata da Lobotka; a Firenze, di nuovo Kevin De Bruyne dal dischetto e Beukema, scatenato dalla forza inesauribile del centrocampista camerunese.
La fusione magica
C’è un cocktail che stordisce nel palleggio del Napoli, nella capacità di correre negli spazi, attaccarli e coprirli. È la fusione magica che nasce dalla materia grigia di Lobotka e De Bruyne, dalla potenza di McTominay e dall’atletismo di Anguissa. Intelligenza naturale che illumina un centrocampo capace di soffrire poco, quasi nulla, e creare tanto.
Questa autorevolezza è il frutto del lavoro estivo nel laboratorio personale di Conte. De Bruyne è il tocco di classe in più, andato ad arricchire una linea mediana nata da lontano: Lobotka, arrivato nel gennaio 2020, diventato leader con Spalletti; Anguissa, pescato nel 2021 dal Fulham in un affare da 500mila euro per il prestito e 14 milioni per il riscatto; McTominay e poi lo stesso KDB, portati a Napoli grazie alle scelte coraggiose del diesse Giovanni Manna, che ha deciso di andare a Manchester e prendersi il calcio vero.
Con i Fab Four, il Napoli ha trovato la sua identità. E con loro, può davvero sognare di incantare l’Europa.
Fonte: Gazzetta






