Un vuoto che si allarga
Il gol sta arrivando. O almeno, questa è la sensazione che accompagna Rasmus Hojlund nelle ultime settimane: un’attesa lunga, quasi logorante, che ha scavato un solco significativo tra lui e il Napoli. L’ultimo gol in Serie A risale al 5 ottobre, sempre al Maradona, contro il Genoa. Era il suo momento migliore: si era appena sbloccato in Champions con la doppietta allo Sporting, tre reti in cinque giorni, tutto sembrava essersi rimesso in moto. Poi, il silenzio.
Da allora, dieci partite senza esultanza, con l’unico sussulto rappresentato dal rigore sbagliato contro il Qarabag in coppa, pesantissimo sullo 0-0. Un’astinenza diventata ormai un macigno, un conto alla rovescia che ogni domenica si aggiorna: 915 minuti senza gol.
Segnali di risveglio
Eppure, qualcosa sembra essersi smosso. Hojlund ha mostrato progressi concreti, piccoli mattoni nella costruzione della sua risalita. All’Olimpico contro la Roma ha firmato un assist perfetto per Neres, dopo una lunga fuga in campo aperto, coronando una prestazione di sacrificio e intensità. Pochi giorni dopo, il rigore realizzato nella maratona dal dischetto contro il Cagliari ha riportato un po’ di ossigeno alla sua autostima.
Non è ancora il gol che tutti aspettano, certo, ma è un indizio. Un segnale che il danese non si è perso: lavora, lotta, si sbatte come pochi. Il corpo a corpo vinto con N’Dicka all’Olimpico è stata la dimostrazione di un attaccante che non molla, anche se il tabellino resta vuoto.
La notte ideale per cambiare la storia
Adesso arriva la Juventus. Una cornice che basterebbe da sola a incendiare qualsiasi attaccante. Rivalità eterna, Maradona pieno, tensione elettrica, il ritorno di Spalletti sugli spalti, cinquantamila persone pronte a esplodere. È la serata perfetta per rompere il digiuno, forse quella che il destino concede una volta ogni tanto.
Contro la Juve, Hojlund ha un solo precedente: un 3-3 spettacolare a Torino con la maglia dell’Atalanta. Il secondo, a Bergamo, lo saltò per infortunio. Ora ritrova un’avversaria che conosce il peso delle notti importanti, e che potrebbe trasformarsi nel suo spartiacque stagionale.
Una missione chiamata gol
Accanto a lui ci saranno ancora Neres e Lang, due esterni dinamici, diversi ma complementari, chiamati a generare idee, cross e verticalizzazioni: tutto ciò che può aiutare un centravanti in cerca di scintille. Le difficoltà realizzative del Napoli rendono la sua rete ancora più necessaria.
Hojlund sa di essere un attaccante completo: protegge palla, apre spazi, corre per gli altri. Ma un centravanti vive sempre di gol, e lui lo ripete con la sincerità dei giovani che hanno già conosciuto il calcio vero: “I gol sono come il ketchup: quando arriva il primo, poi escono tutti insieme”.
Una frase imparata da Van Nistelrooy, maestro dell’area e sua guida allo United. La convinzione è la stessa: è solo questione di tempo. E forse, quel tempo è adesso.
Fonte : CDS






