A tutto Giuffredi: il procuratore si racconta
Mario Giuffredi, agente di diversi calciatori, ha rilasciato una lunga intervista a FanPage.
Giuffredi: “Litigo mai con i miei calciatori? Abbastanza. Ricordo la lite con Di Lorenzo quando poteva andare alla
Juve. Ogni tanto gliene parlo ancora, per farlo incazzare.
É successo nell’anno dopo il primo
Scudetto. Era nata una situazione col presidente che ci ha portato a valutare di andare via, alla Juve. Ero convinto che fosse una storia chiusa ormai. Ma la verità è che Di Lorenzo non voleva andare via da Napoli. Ero io ad essermi intestardito dopo i messaggi ricevuti dal presidente. Ne facevo una questione di principio e non volevo saperne più niente: volevo portare via Di Lorenzo perché mi sentivo toccato. Poi arriva Conte e le cose cambiano.
A quel punto subentrano i discorsi contrattuali. lo parlavo solo con Conte e Manna, perché col presidente non era facile approcciarsi dopo un mese bello duro. Di Lorenzo intanto era attaccato sui social per una cosa, la trattativa sul contratto, che lui neanche mi aveva chiesto. Un giorno mi chiama e fa: “La stai portando troppo per le lunghe, bisogna chiudere”. E io gli dico: “Stai calmo che la chiudo”. Alla fine lo feci in modo corretto per lui, non per me.
Mario Rui? L’ho avuto per 12 anni, ho gestito la sua vita in campo e fuori. È il calciatore che più ho voluto bene in assoluto. Siamo partiti dalla Serie B ad Empoli, dove non giocava, per arrivare a vincere lo Scudetto a Napoli e la Nations League col Portogallo di Cristiano Ronaldo. È l’unico tra i miei ex assistiti del quale conservo ancora la maglia. Sempre screditato, ma troppo forte. A Napoli difficilmente vedranno un giocatore come lui in quel ruolo.
Dei presidenti non mi interessa: curano la loro azienda, mentre io devo curare la mia. Quindi se gli interessi sono reciproci e si sposano, bene, altrimenti io combatto e faccio la guerra per i miei calciatori.
Ma non devo andare d’accordo per forza con De Laurentiis o Lotito. Loro sono quelli caratterialmente più difficili, ma anche i più bravi in assoluto. Hanno un’intelligenza fuori dalla media e sanno apprezzare quando fai bene il tuo lavoro, anche col mio modo di pormi duro, che trovano di fronte una persona onesta e leale. Sono convinto che nella loro società vorrebbero uno
come me.
Se fossi un procuratore che si comporta male col Napoli, De Laurentiis in prima fila alla presentazione del mio libro non ci verrebbe. La mia storia col Napoli è fatta di cose positive. Ho portato Di Lorenzo per due soldi ed è stato il capitano dei due Scudetti. Hysaj e Mario Rui, sempre per due soldi.
Politano ha vinto due Scudetti e un certo punto doveva andare via da Napoli. Non perché lo volessi io, ma perché non c’era un buon rapporto con Spalletti. Mi sono messo in aereo, sono andato in ritiro a parlare con entrambi, li ho messi insieme e gli ho fatto far pace. Se questo è volere il male del Napoli, non so. Ma vi faccio un altro esempio.
Il Napoli va a fare la Supercoppa in Arabia Saudita nell’anno in cui finirà decimo. Politano poteva andare all’AI Shabab a guadagnare 7-8 milioni l’anno. Il presidente mi dice: “Mario, se mi togli Politano avrò grandi problemi. Aiutami a tenerlo qui”. lo non sono mai stato un ostacolo.
Potevo dire: “Benissimo, Politano vuole restare a Napoli. Presidente, tu vuoi tenere Politano? E i tre milioni di commissione dall’AI Shabab chi me li dà?”. E invece li ho persi, per l’amore che ho per il Napoli e il rispetto che nutro verso De Laurentiis.
Io e De Laurentiis litighiamo? Tutte le volte che si parla. De Laurentiis rispetta le persone come me, che gli dicono in faccia quello che pensano. Magari in alcuni momenti mi ha odiato, ma sono convinto che quando era da solo pensava: “Cazzo, questo è proprio bravo”. lo lo porterò nel cuore per sempre, perché la mia vita è cambiata e migliorata grazie al Napoli e a De Laurentiis. Mi sono sempre reso disponibile per qualsiasi cosa mi abbia chiesto. Sono andato a litigare con i giornalisti, o a parlarci quando la squadra andava male con Garcia, pur di aiutare il Napoli.
Io decido il mercato del Napoli? lo non decido manco a casa mia. Mia moglie e i miei figli dicono che sono insopportabile. Se il Napoli prende calciatori bravi sono l’uomo più contento del mondo, perché ho giocatori che fanno parte di una squadra come il Napoli e per vincere ci vogliono quelli forti. Ma mi danno più importanza di quella che ho.
Di Lorenzo ha vinto due scudetti, una Coppa Italia, è campione d’Europa e capitano del Napoli (e ha aggiunto una Supercoppa al suo palmares, ndr). Giocare otto anni nel Napoli, sopportare le pressioni che ti dà questa città a livello mediatico e di tifoseria, non è da comuni mortali in senso calcistico. Quelli che insultano Di Lorenzo dovrebbero vergognarsi e sciacquarsi la bocca quando lo nominano.
Il Napoli è una grande società, non solo perché è una delle poche che paga puntuale. I contratti sono complessi perché hanno una visione 20 anni avanti rispetto agli altri. È scritto che il Napoli è proprietario dei diritti d’immagine anche sulla Luna e tante altre cose. Chi gioca nel Napoli deve essere molto inquadrato sul piano dell’immagine. Ma questo è un bene per il calciatore: lo obblighi a non sbagliare. E non fanno cazzate perché hanno paura di quei contratti.
La chiamata più strana mai ricevuta? De Laurentiis mi chiamò il giorno dopo un Milan-Napoli, insultando Mario Rui.
Ma Mario Rui non aveva giocato quella partita perché era squalificato.
Non ho mai capito cosa volesse davvero”.





