Dall’amarezza di Arezzo alla consacrazione
La prima esperienza in Serie B di Antonio Conte, stagione 2006-2007, fu tutt’altro che esaltante. Dopo l’esperienza da vice di Gigi De Canio a Siena, l’allora giovane tecnico accettò la sfida dell’Arezzo in un’annata complicata dalla penalizzazione legata a Calciopoli. Arrivarono l’esonero, la sostituzione con Maurizio Sarri e poi il richiamo in panchina. Nel finale di stagione il cosiddetto “Conte-bis” portò otto vittorie, ma non bastò a evitare la retrocessione in Serie C.
Il 14 aprile 2007, nel 2-1 al Vicenza firmato Floro Flores e Martinetti, arrivò la prima di quelle otto vittorie. Un piccolo segnale in mezzo a tante difficoltà. La storia del Conte vincente era ancora tutta da scrivere.
Le promozioni e il salto nel grande calcio
Dopo Arezzo, il tecnico pugliese trovò il riscatto in Serie B con Bari e Siena, entrambe condotte alla promozione in Serie A. Fu il trampolino di lancio verso il grande calcio: Juventus, Chelsea, Inter, Tottenham, Napoli e il biennio alla guida della Nazionale italiana.
Oggi Conte si presenta al Ferraris con 399 vittorie complessive tra club e Nazionale. Un traguardo simbolico, che racconta un percorso fatto di crescita continua. Con l’Italia, guidata dal 2014 al 2016, arrivò fino ai quarti di finale dell’Europeo 2016, eliminato ai rigori dalla Germania. Poi la scelta del Chelsea e la conquista della Premier League al primo colpo.
Il Napoli e la sfida delle aspettative
La sua avventura in azzurro ha vissuto picchi altissimi. Il 25 agosto 2024, dopo il pesante 0-3 all’esordio contro il Verona, arrivò la prima vittoria al Maradona: 3-0 al Bologna. Quella fu la scintilla di una stagione culminata con il quarto scudetto, conquistato al termine di un testa a testa serrato con l’Inter.
Oggi il contesto è diverso. Il Napoli è in ritardo rispetto a Inter e Milan, ma ancora pienamente in corsa per la Champions League. Le cinque sconfitte in Serie A e il cammino europeo deludente hanno abbassato la percentuale di vittorie stagionali al 52,94%, lontana dai numeri straordinari della Juventus 2013-2014 (33 successi su 38 partite) o dal 65% registrato al Chelsea.
Conte, però, ha sempre costruito le proprie ripartenze dalle difficoltà. Dopo l’eliminazione europea, la vittoria contro la Fiorentina ha dimostrato che la squadra può reagire.
Il confronto con De Rossi e le critiche
A Genova incrocerà per la prima volta da allenatore Daniele De Rossi, protagonista con lui all’Europeo 2016. In passato l’ex centrocampista della Roma lo aveva definito “un allenatore speciale, che ti chiede tanto ma ti ripaga con onestà”. Parole che fanno da contraltare alle recenti critiche di Diego Costa e Lang, segno di quanto la figura di Conte divida e accenda il dibattito.
È il destino degli allenatori esigenti: generano consenso e attriti. Ma il filo conduttore resta la ricerca ossessiva della vittoria. “Sto male dopo una sconfitta”, ha dichiarato più volte. Una frase che sintetizza la sua filosofia.
Napoli, una piazza che pretende
Il direttore sportivo Giorgio Perinetti, che lo volle a Bari e Siena, lo difende apertamente: Napoli è una piazza intensa, passionale, dove anche allenatori del calibro di Ancelotti e Spalletti hanno vissuto momenti turbolenti. Per restare competitivi serve personalità forte, capacità di reggere la pressione e visione a lungo termine.
Conte è a una vittoria da quota 400. Un numero che rappresenta molto più di una statistica: è la misura di una carriera costruita anche sulle cadute. Dal campo polveroso di Arezzo ai palcoscenici internazionali, il suo percorso dimostra che il successo non è mai lineare.
Ora il Ferraris può diventare un’altra tappa simbolica. Perché dietro ogni vittoria di Conte c’è sempre una sconfitta che ha insegnato qualcosa. E la stagione del Napoli, ancora aperta, può riscrivere ancora una volta la narrazione.
Fonte: Mattino





