Napoli si è ufficialmente candidata per far parte delle cinque città italiane che ospiteranno gli Europei di calcio del 2032.
Questo “perché ha uno stadio di grandi dimensioni, ristrutturato in occasione dei Mondiali di calcio di Italia 90 e per le Universiadi del 2018”; e anche perché lo stadio si chiama Maradona, cosa non trascurabile.
Si parla quindi della terza città italiana con la squadra di calcio campione d’Italia e ormai stabilmente leader tra i club europei.
La città di Napoli, inoltre, «ha una enorme ricettività»; e Fuorigotta, zona in cui “insiste” il Maradona, ha collegamenti di ogni tipo, su ferro e gomma.
Lo stadio, a sua volta, è servito direttamente anche da un’uscita della Tangenziale; a ridosso c’è un ospedale, il San Paolo, vicinissimo; e c’è un commissariato di polizia, anche questo adiacente l’ingresso del Maradona.
Stesso ragionamento viene fatto per uno dei quattro centri di produzione nazionali della tv di Stato, la Rai, presente in viale Marconi; e per la Mostra d’Oltremare, “con i suo spazi espositivi enormi”.
Il tutto, per una città “circondata” da beni culturali “unici nel mondo” con un turismo che brucia ogni mese “record su record”.
Insomma, la città “ha tutto per essere scelta”.
Compreso “uno dei porti più importanti d’Italia” con un aeroporto “a pochi chilometri dal Maradona”.
Ma in Municipio si è parlato anche di clima “ideale” che ha già agevolato la scelta della città come sede dell’America’s Cup.
Infine, la “cultura da stadio” dei cittadini.
C’è questo e molto altro nel progetto-Napoli che Gaetano Manfredi e l’assessore Edoardo Cosenza hanno consegnato ai delegati di Uefa e Federcalcio, che poi dovranno tirare le somme e decidere ad ottobre del 2026.
In sala giunta, al tavolo, erano seduti Michele Uva, direttore esecutivo dell’Uefa “per la sostenibilità sociale e ambientale e delegato ufficiale presso il Comitato organizzatore italiano degli Europei 2032”, e Giovanni Spitaleri, responsabile dell’Area progetti innovativi della Figc, ai quali è stato presentato il restyling del “Maradona” ai fini della candidatura agli Europei 2032.
All’incontro, a cui ha preso parte anche il capo di gabinetto del sindaco, Maria Grazia Falciatore, è intervenuto Arturo Testa, in rappresentanza del Calcio Napoli: a quanto pare, però, non perché De Laurentiis sia interessato al Maradona.
Ma perché il club ha presentato anche al Comune un progetto “alternativo” per lo stadio, provando a sfruttare le agevolazioni fiscali delle Zes — Zone economiche speciali — da costruire nell’area del mercato del Caramanico, a Napoli est.
Progetto, questo, che però in passato è stato bocciato da Manfredi; il quale, consegnando all’Uefa la candidatura di Napoli che ruota tutta intorno al “Maradona”, ha di fatto nuovamente rispedito al mittente ipotesi alternative allo stadio di Fuorigrotta; almeno per gli Europei 2032.

Ovviamente, per capire l’eventuale fattibilità di uno stadio nuovo, di proprietà privata del Napoli, si attende la cabina di regia Zes in programma i primi di settembre alla quale sarà invitato anche l’amministrazione cittadina.
E in quella sede, il Comune, proprietario dei suoli del Caramanico, potrà esprimere la propria posizione.
Nel frattempo, Manfredi dovrebbe diventare il subcommissario per gli stadi, come tutti i suoi colleghi sindaci che hanno strutture di proprietà pubblica.
Ma da ieri è formale la divergenza di posizione con De Laurentiis che, sulla questione stadio, viaggia su binari totalmente diversi da quelli del sindaco.
Al patron azzurro occorre uno stadio accogliente, funzionale, moderno, sul modello inglese.
Inoltre, farlo da zero, uno stadio così, forse costerebbe ancor meno che rifare il “Maradona”.
Il Comune, però, dal canto suo non può permettersi di non essere tra le città di “Euro 2032”, ma anche di abbandonare il “Maradona”, unico stadio della città e bene immobile pubblico molto importante.
E per questo, al tavolo che si è riunito in Municipio, ha presentato un progetto di ristrutturazione del Maradona da finanziare con 10 milioni del Bilancio comunale per la riapertura del terzo anello; risorese alle quali il sindaco auspica da aggiungere altri 150 milioni chiesti alla Regione Campania.
Quindi a De Luca.
Il quale, però, quasi in risposta a Manfredi, nelle stesse ore a Salerno ha presentato il progetto — sempre da 150 milioni — per il rifacimento dell’Arechi, sostenendo che “la Campania è la Regione d’Italia che investe di più nello sport. Lo abbiamo fatto a cominciare dalle Universiadi, dalla ristrutturazione di decine e decine di impianti sportivi”. Ed ancora: “Lo facciamo con grandi investimenti che hanno riguardato lo Stadio Maradona a Napoli in occasione delle Universiadi, lo stadio Collana a Napoli, dove partiremo a brevissimo con la gara per la ristrutturazione, e poi con lo Stadio Arechi e lo stadio Volpe”. A Salerno “si tratta di un investimento importante con 150 milioni di euro. Avremo a brevissimo lo stadio più moderno d’Italia che sarà pronto anche per gli eventi sportivi legati agli Europei di calcio che avremo nel 2032”.
Parole che, almeno nel breve, non lasciano ben sperare Manfredi su un impegno economico della Regione Campania.
Sotto sotto, però, a Palazzo San Giacomo auspicano comunque che alla fine De Laurentiis converga sul “Maradona”: un progetto che prevede — ha spiegato ieri il Comune — anche l’allungamento verso il terreno di gioco del secondo anello, con un effetto-Maracanà, e la conseguente l’eliminazione della pista di atletica.
Oltre all’installazione degli Skybox sul terzo anello, per uno stadio aperto e vivibile sette giorni su sette. Come piace al patron azzurro.






