Emanuele Giaccherini, ex centrocampista di Napoli e Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Gazzetta dello Sport in occasione di Napoli-Juventus.
L’ex azzurro ha analizzato la sfida del Maradona sottolineando come, a suo giudizio, non ci sia una vera favorita: entrambe le squadre arrivano con motivazioni e qualità, e il risultato dipenderà molto dalla gestione dei dettagli e dagli episodi.
Emanuele Giaccherini sull’equilibrio della sfida tra Napoli e Juventus
Ecco quanto dichiarato da Emanuele Giaccherini: “Il Napoli? Lì, purtroppo, non sono riuscito a lasciare un segno forte. Sono arrivato a 31 anni dopo l’Europeo del 2016 e mi sembrava bello indossare di nuovo la maglia di un grande club, rifare la Champions League, lottare per il campionato come accadeva nella Juve. Purtroppo non ho avuto la possibilità di incidere, però sono stato benissimo: la gente è passionale e calorosa, vive per il calcio e per il Napoli, aspetta la partita con la Juve tutto l’anno. La città è meravigliosa, ma dal punto di vista professionale non sono riuscito a incidere: un mio rammarico, non dipeso però solo da me.
La supercoppa a Pechino? Fu rocambolesco e successe di tutto – ricordo anche le polemiche arbitrali -, ma la cosa importante fu la nostra vittoria. Eravamo le due squadre più forti e lì nacque la rivalità. Fu bello, eravamo in Cina in un contesto diverso e un po’ anormale.
Il ritorno a Torino quando ero a Napoli? Entrai allo Juventus Stadium e ci fu un caloroso abbraccio da parte dei tifosi bianconeri, una standing ovation . La gente non dimentica, nonostante giocassi da avversario in una grande rivalità. È un orgoglio aver vissuto queste emozioni.
Conte che sfida la Juventus? Sarà un bellissimo incrocio. Lui è un grande professionista e fa sempre il tifo per la squadra che allena: prima all’Inter come ora al Napoli. Il suo cuore è bianconero, ha fatto la storia della Juve da calciatore e allenatore, ma è logico che ora vuole batterla. L’anno scorso ha vinto lo scudetto meritatamente: qualcosa di straordinario. Anche nelle difficoltà di quest’anno, tra risultati e infortuni, ha trovato soluzioni. È un Conte diverso: ha trasformato la squadra, cambiato vestito tattico più volte. Lo fanno solo i grandi allenatori.
Su quali tasti batte per rivincere un campionato? Innanzitutto, pretende il massimo da qualsiasi giocatore dal punto di vista fisico. Sul piano mentale l’avevo sentito dire che sarebbe stato un anno complicato per il Napoli: sa cosa significa difendere il tricolore. L’anno scorso era la sorpresa dopo il decimo posto della stagione precedente, ha lavorato sotto traccia e vinto nel momento decisivo. Quest’anno invece tutti aspettano il Napoli, è la squadra da battere. Lui ha trasmesso al gruppo la mentalità necessaria per non sedersi sugli allori e, nonostante tutte le problematiche delle prime 13 partite, il Napoli è ancora lì. È importante.
Perché Conte non brilla in Europa? È una questione curiosa. In Europa conta altro oltre la costanza a lungo termine. Ci sono squadre di grande qualità, l’impatto è forte e ci si gioca tutto in poche partite con minori possibilità di recuperare. Conta l’approccio e il lavoro tattico maniacale a volte finisce per essere scombinato contro squadre fisiche, intense o che puntano sugli uno contro uno senza dare riferimenti.
La gara di domani? L’infortunio di Lobotka è pesantissimo: è la mente, dà equilibrio, fa filtro, imposta. Elmas e McTominay giocheranno, ma dovranno usare la testa. Il Napoli sta ritrovando identità e individualità come Neres e Lang, però la Juve sta bene mentalmente: arriva da tre vittorie di fila, si vede il lavoro di Spalletti. Io non ritengo favorito il Napoli, la partita è aperta.
La Juve può dominare. Mi aspetto grande personalità, la voglia di fare la partita. Spalletti ha messo molti giocatori nelle posizioni ideali: Koopmeiners, McKennie, Kostic rivalutato, Yildiz più libero per favorirne estro e talento. Ecco, deve trovare i gol degli attaccanti, che storicamente con lui segnano tanto. Con Vlahovic fermo, c’è l’occasione per David per ritrovare se stesso, d’altronde è uno da oltre 100 gol in carriera.
Se mi rivedo in qualche protagonista? Nel Napoli, Lang è un Giaccherini “prime”, l’esterno che ero prima di diventare mezzala con Conte: io ero meno esplosivo di lui, ma lui come me ama l’uno contro uno. Nella Juve dico invece Cambiaso, polivalente come me nella seconda parte di carriera. Mezzala, esterno, trequarti: dove lo metti, fa bene.
Che partita mi aspetto? Lasciamo stare la classifica e guardiamo le ultime due settimane. Sarà una partita aperta tra due grandi squadre in un momento positivo: entrambe vorranno vincere. Con Conte e Spalletti, avranno di sicuro la mentalità per provarci fino alla fine”.






