De Laurentiis ha rifiutato 1.8 miliardi per il Napoli: la situazione
Il New York Times ha svelato una possibile trattativa per la cessione del Napoli.
NY Times: “Un consorzio americano ha presentato un’offerta nell’ordine dei 2 miliardi di euro per acquistare il Napoli dalla famiglia De Laurentiis.
Parlando con diverse fonti a conoscenza dei fatti e rimaste anonime, The Athletic ha appreso che Underdog Global Partners (UGP) ha guidato le trattative per conto di un gruppo di investitori, nell’ambito di un ambizioso progetto volto a proseguire l’eredità costruita da Aurelio De Laurentiis.
De Laurentiis salvò il Napoli dal fallimento nel settembre 2004, quando il club militava in Serie C. Il produttore cinematografico non solo ha riportato gli azzurri ai vertici del calcio italiano, ma ha anche interrotto un digiuno di 33 anni conquistando lo Scudetto nel 2023. Ora, mentre il Napoli si prepara a celebrare il suo centenario, il bilancio di De Laurentiis — con due Scudetti, tre Coppe Italia e una Supercoppa Italiana — lo rende il presidente più vincente della storia del club.
Secondo quanto raccolto da The Athletic, il Napoli non è in vendita. Questa posizione, però, non ha scoraggiato UGP e i suoi partner, che da sei mesi stanno portando avanti i negoziati per rilevare il club. UGP non è nuova agli investimenti nello sport italiano: possiede la maggioranza del Campobasso, squadra di Serie C, e lo scorso maggio ha acquisito una quota di controllo del Napoli Basket, club di punta della città.
Come nel progetto portato avanti da RedBird Capital Partners con il Milan, anche il consorzio guidato da UGP avrebbe intenzione di candidarsi per ottenere una franchigia della futura NBA Europe, il cui lancio è previsto nel 2027. In quest’ottica, SSC Napoli e Napoli Basket farebbero parte di una struttura multisportiva integrata.
Diverse fonti hanno inoltre confermato a The Athletic che l’offerta presentata dal gruppo guidato da UGP include un importante piano di investimenti infrastrutturali. Tra questi ci sarebbe anche la proposta di privatizzare e riqualificare lo stadio Diego Armando Maradona.
Le trattative, però, si sarebbero arenate su alcuni punti critici evidenziati da De Laurentiis. Nonostante ciò, UGP spera di superare gli ostacoli e riaprire il dialogo. Se De Laurentiis dovesse accettare l’offerta, realizzerebbe una delle più grandi plusvalenze della storia dello sport, considerando che acquistò il Napoli per meno del 2% rispetto alla cifra proposta oggi dal consorzio americano.
Un’operazione che verrebbe accostata, per portata economica, al guadagno ottenuto da Mark Cuban con la vendita del 73% dei Dallas Mavericks alla famiglia Adelson-Dumont per 3,2 miliardi di dollari, dopo aver acquistato il controllo della franchigia per 285 milioni all’inizio degli anni 2000.
Contattata da The Athletic, UGP ha rilasciato una breve dichiarazione: «Non commentiamo rumor o speculazioni».
De Laurentiis ha prodotto film sui trionfi del Napoli, ma la sua stessa storia meriterebbe una pellicola a parte. Negli ultimi vent’anni è stato uno dei personaggi più influenti e riconoscibili del calcio italiano, riuscendo in ciò che molti ritenevano impossibile: vincere senza Diego Armando Maradona.
Qualora UGP riuscisse a convincere De Laurentiis a vendere, si tratterebbe dell’ennesimo ingresso di proprietà americane in Serie A. Il gruppo ha già sviluppato conoscenze e relazioni sul territorio grazie all’investimento nel Campobasso. Attualmente undici club di Serie A sono controllati da proprietà straniere, nove delle quali nordamericane. Anche il 49% del Cagliari appartiene a un consorzio statunitense.
Il Venezia, fresco campione di Serie B, ha recentemente annunciato nuovi investimenti dagli Stati Uniti con l’ingresso di Tim Leiweke. A loro potrebbero aggiungersi anche i finalisti playoff del Monza, dopo che Fininvest — la holding della famiglia Berlusconi — ha ceduto il controllo del club a Beckett Layne Ventures circa un anno fa.
In Italia, la presenza di proprietà americane viene generalmente giudicata positiva soprattutto nei casi di Inter e Atalanta, dove le nuove dirigenze hanno scelto di mantenere e valorizzare i gruppi manageriali già presentI”.






