La freddezza del fuoriclasse nei momenti decisivi è ciò che distingue i grandi campioni. Kevin De Bruyne lo ha dimostrato anche a San Siro: sul dischetto, davanti a oltre 70 mila cuori rossoneri pronti a fischiarlo e con i difensori del Milan che hanno provato a innervosirlo, il belga non ha tremato. Mezzo passo, piattone aperto e Napoli di nuovo in partita. Un gesto naturale per chi è nato per guidare e indicare la via. Ma la serata del fuoriclasse azzurro non si è chiusa con l’esultanza: poco dopo Antonio Conte lo ha richiamato in panchina, e questa volta De Bruyne non l’ha presa bene. Sguardo scuro, qualche parola di disappunto e un malumore che non è sfuggito né alle telecamere né ai 73 mila di San Siro.
Ombre e lampi di classe
La prova di Kevin è stata in chiaroscuro. Contro un maestro del centrocampo come Luka Modric, assoluto dominatore della sfida, il belga ha brillato solo a tratti. Il rigore e un paio di imbucate da antologia – come quella per Hojlund stoppata da Gabbia per millimetri – hanno ricordato il suo talento. Ma nel complesso è apparso intermittente, meno incisivo del solito. Eppure, ogni suo tocco ha avuto un suono diverso, quel rumore dolce del pallone che tradisce la classe pura. Il suo terzo gol esterno in Serie A (tutti su palla ferma) ha interrotto l’imbattibilità del Milan dopo 449 minuti, segnale che il campione resta decisivo anche nelle serate complicate.
Il Milan di Allegri e i paralleli con il passato
La vittoria rossonera ribalta lo scenario di un anno fa, quando fu il Napoli a espugnare San Siro con Lukaku e Kvaratskhelia. Stavolta il Milan, trascinato da un Modric monumentale e dai ritorni di Pulisic e Saelemaekers, ha mostrato uno spirito nuovo: qualità prima, sofferenza poi, ma sempre con lo stesso filo conduttore, la compattezza ritrovata da Allegri. Persino l’espulsione di Estupiñán non ha spezzato l’equilibrio della squadra, che ha saputo resistere fino al palo di Neres al 91’.
Napoli ancora favorito
Per gli azzurri la sconfitta non segna un ridimensionamento. Le assenze in difesa – sommate alla partenza di Lukaku in estate – hanno pesato, ma la squadra di Conte resta la più completa e favorita per lo scudetto. Semmai qualche crepa può aprirsi sul piano emotivo, come ha lasciato intendere il malumore di De Bruyne. Ma la classifica resta cortissima: in testa c’è un terzetto con Milan, Napoli e Roma, seguite da Juve e Inter. Un campionato ancora apertissimo, dove ogni passo falso pesa, ma nessuno è tagliato fuori.
Fonte: Gazzetta




