Dal crollo di Bologna alla necessità di “normalizzare”
Il Napoli torna oggi a guardarsi allo specchio dopo una delle settimane più complesse dell’era Conte. Le radici della crisi affondano nel pomeriggio del 9 novembre a Bologna, un match che avrebbe dovuto essere ordinaria amministrazione e che invece si è trasformato in un punto di rottura. Da allora si sono stratificati sfoghi, incomprensioni, voci incontrollate e tensioni che solo il tempo – e un nuovo confronto diretto – può chiarire.
Eppure non si può ignorare che la squadra occupi il terzo posto in campionato a soli due punti dalla vetta, né che la qualificazione ai playoff di Champions resti alla portata. È paradossale, ma il Napoli attraversa una crisi mentre i risultati, almeno sulla carta, non raccontano un crollo. È proprio in questa discrepanza che si inserisce la missione indicata dalla Gazzetta: normalizzare. Rendere ordinario ciò che in questi giorni è parso straordinario: l’assenza improvvisa del tecnico, le discussioni interne, i malumori silenziosi.
Conte rientra oggi nella routine quotidiana, ma lo fa portando con sé il peso di una sfuriata rimasta nell’aria, un eco che ha attraversato il club. De Laurentiis e il ds Manna hanno parlato a lungo con lui: non c’è stato gelo, ma un necessario allineamento per analizzare problemi evidenti, come le tre partite senza gol e un’identità che si è offuscata.
Spogliatoio a ranghi ridotti: tra ritorni, assenze e interrogativi
Il ritorno del tecnico coincide con un’altra difficoltà: lo spogliatoio non sarà al completo. Gli italiani faranno rientro in giornata, mentre gli stranieri arriveranno a scaglioni tra stasera e mercoledì. Olivera sarà l’ultimo. Senza tutti i protagonisti, un confronto totale dovrà essere rimandato. E mancherà anche De Bruyne, impegnato in Belgio nella riabilitazione.
Chi si presenterà oggi offrirà comunque un primo quadro: Milinkovic-Savic con la sua imponenza, Beukema e Juan Jesus, Gutierrez e Vergara, insieme ai superstiti citati da Conte nei giorni più caldi. Ci saranno anche Neres, Mazzocchi, il giovane Ambrosino e Contini. A loro si aggiungono gli infortunati: Lukaku, Meret, Anguissa – tornato dal Camerun con una lesione importante – Spinazzola e Gilmour. A Castel Volturno oggi convivono speranza, stanchezza e una certa fragilità.
Le scelte tecniche: dal recupero del 4-3-3 al rilancio del tridente
Conte dovrà affrontare anche la questione tattica. La mancanza di gol ha messo a nudo limiti e disgiunzioni, soprattutto senza De Bruyne e senza Anguissa. Per ricostruire identità e linee di gioco, il tecnico sembra intenzionato a recuperare l’idea più naturale per questa rosa: il 4-3-3. È un ritorno alle origini, al sistema che ha segnato prima lo scudetto di Spalletti e poi il quarto titolo dell’era Conte.
La struttura difensiva appare la più solida: Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno (o Beukema) e Olivera/Spinazzola rappresentano una base affidabile. Lobotka sarà il perno del centrocampo, mentre Elmas e McTominay garantiscono duttilità e inserimenti.
La vera novità riguarda il fronte offensivo. Il ritorno del tridente permette di immaginare Neres sul lato mancino, Politano a destra e Højlund al centro. Il danese, diverso da Lukaku per movimenti e profondità, ha bisogno di un sistema che lo accompagni più da vicino. Conte, ripartendo dal 4-3-3, prova a restituire al Napoli quella fluidità che sembrava smarrita.
Clima, psicologia e il rischio che qualcosa sia rimasto sotto traccia
La domanda più grande resta però psicologica: questa settimana ha solo anestetizzato i problemi o li ha davvero alleggeriti?
Il clima potrebbe essersi rasserenato, ma lo sfogo di Bologna non si cancella con una pausa. Potrebbero esserci scontenti, incomprensioni taciute, fatiche accumulate. Oppure, al contrario, la squadra potrebbe aver trovato nel silenzio una tregua utile per ripartire più lucida.
Il ritorno di Conte è la prima occasione per capirlo. Ma il Napoli non può permettersi esitazioni: ora parte un blocco di due mesi senza respiro. La giostra infernale, la definisce la Gazzetta. Una giostra che può consacrare o sgretolare.






