Napoli, la difesa di Conte torna un fortino
Il Napoli riparte dalla sua certezza più solida: la difesa. È sempre stato così nelle squadre di Antonio Conte, e anche in questa stagione, tra difficoltà e aggiustamenti, la linea arretrata sta tornando a essere il vero marchio di fabbrica. I numeri raccontano una squadra che, nonostante qualche scivolone europeo, ha ritrovato equilibrio e continuità proprio nel momento chiave dell’annata.
In campionato, il dato è impressionante: 13 gol subiti in 38 partite, una media che mette pressione a qualsiasi avversario e che riporta immediatamente alla mente il Napoli campione d’Italia. È vero, il percorso non è stato lineare. La Champions League ha lasciato ferite evidenti, con le goleade subite contro Psv e Benfica e la sconfitta pesante a Manchester. Ma ridurre tutto a una crisi difensiva sarebbe un errore di prospettiva.
La svolta del terzetto difensivo
La vera inversione di tendenza è arrivata con il cambio di assetto. L’emergenza fisica di Beukema e Buongiorno ha costretto Conte a rimescolare le carte, trovando però una soluzione che ha dato risposte immediate: il terzetto Di Lorenzo–Rrahmani–Juan Jesus. Una scelta nata per necessità, ma che si è trasformata rapidamente in una risorsa.
Il nuovo sistema ha garantito copertura centrale, maggiore compattezza e una gestione più pulita delle transizioni difensive. Non a caso, il Napoli ha collezionato tre clean sheet pesantissimi: contro Milan, Bologna e Cremonese. Partite diverse per contesto e avversari, ma accomunate da una sensazione chiara: la porta azzurra è tornata difficile da violare.
Il contributo dei singoli è stato decisivo. Meret ha risposto presente nei momenti più delicati, Milinkovic-Savic ha ritrovato sicurezza e continuità, mentre il sacrificio degli esterni — Politano su tutti — ha permesso di schermare meglio le corsie laterali. È una difesa meno appariscente rispetto al passato, ma tremendamente efficace.
Conte e il suo dogma: vincere concedendo poco
La storia di Antonio Conte parla chiaro. I suoi scudetti sono sempre passati da una retroguardia implacabile. Juventus, Inter, Napoli: il copione cambia nei protagonisti, ma non nella filosofia. Subire poco non è solo una scelta tattica, è una forma mentis.
Nella stagione del quarto scudetto azzurro, il Napoli aveva chiuso 19 partite senza subire gol. Un dato che spiegava meglio di qualsiasi discorso la solidità del progetto. Quest’anno il percorso è stato più accidentato, anche per via degli infortuni e degli investimenti importanti fatti proprio in difesa: da Beukema a Gutierrez, passando per Milinkovic-Savic. Costruire una nuova identità richiede tempo, e Conte lo sa bene.
Ora, però, i segnali sono chiari. Il Napoli è tornato competitivo, resta agganciato alle dirette concorrenti e lo fa con la sua arma preferita: la capacità di controllare le partite senza scoprirsi. Mancano ancora 22 giornate, e non sarà l’unico fattore nella corsa al titolo, ma la sensazione è che la strada sia quella giusta.
Per Conte, vincere significa sempre una cosa sola: non concedere quasi nulla. E il Napoli, lentamente ma con decisione, sta tornando a parlare quella lingua.
Fonte: Gazzetta






