Il Napoli si avvicina alla trasferta di Copenaghen con il peso di una stagione segnata dagli infortuni. Un’emergenza che ormai non fa più notizia, ma che continua a condizionare ogni scelta tecnica. Tra pronto soccorso, sala operatoria e terapie quotidiane, l’immagine che emerge è quella di una squadra costretta a procedere a singhiozzo, con un gruppo ridotto all’osso proprio mentre la Champions League bussa alla porta.
Infermeria piena: Neres, Rrahmani e Politano ko
Gli ultimi nomi aggiunti alla lunga lista sono Neres, Rrahmani e Politano, costretti allo stop in un momento delicatissimo. Neres si è arreso già prima della gara con il Sassuolo, capendo subito che la Danimarca sarebbe rimasta un miraggio. Rrahmani e Politano attendono nuovi esami con la speranza di evitare scenari peggiori, ma l’aria che si respira a Castel Volturno è tutt’altro che rassicurante.
La sensazione è quella di un gruppo che fatica a respirare, mentre il calendario non concede tregua: prima Copenaghen, poi Torino, con l’obbligo di restare competitivi su più fronti.
Lukaku, il ritorno del gigante dimenticato
Tra i grandi assenti di questa stagione c’è stato soprattutto Romelu Lukaku. Dal 14 agosto, giorno dell’infortunio al retto femorale, il suo contributo è stato quasi nullo. Trenta partite vissute da spettatore, un’assenza pesante per peso specifico e carisma.
Ora, però, Big Rom intravede la luce in fondo al tunnel. La panchina di Copenaghen potrebbe segnare il primo passo verso il rientro, offrendo anche un minimo di respiro a Højlund, che da settimane porta da solo il peso dell’attacco, senza un vero ricambio alle spalle.
Quota cento: il conto salato degli infortuni
I numeri raccontano meglio di qualsiasi analisi la portata dell’emergenza. Rrahmani ha già saltato 17 partite, De Bruyne è fermo da 19 e tornerà solo a marzo, Gilmour è arrivato a quota 17 assenze, Anguissa ha rinunciato a 15 gare importanti. A questi si aggiungono i problemi di Lobotka, Neres, Buongiorno e Spinazzola, in un elenco che ha superato abbondantemente la soglia delle cento partite complessive perse.
Un dato che impone una riflessione: quanto può reggere una squadra privata costantemente di pezzi chiave senza perdere identità e ambizione?
Copenaghen come prova di carattere
La sfida in Danimarca non è decisiva, ma è fortemente orientativa per il futuro europeo del Napoli. Nonostante le difficoltà, gli obiettivi stagionali restano intatti: scudetto e Champions non possono essere archiviati in anticipo, considerando investimenti, monte ingaggi e aspettative dell’ambiente.
Per questo servirà un Napoli diverso, capace di trasformare la fragilità in energia nervosa, di giocare con spirito battagliero e lucidità. Un Napoli, come scrive la Gazzetta, da “amabile canaglia”, pronto a sporcare la partita pur di restare in corsa.
Fonte: Gazzetta






