Neres nuovo volto del Napoli vincente
Nella scorsa stagione il simbolo era stato Scott McTominay. In questa, il volto del Napoli che vince è David Neres. Lo scozzese aveva rappresentato l’uomo-copertina dello scudetto 2025: dodici gol in 34 partite, una produzione offensiva inattesa e decisiva. Oggi il testimone passa al brasiliano, che con la doppietta al Bologna ha consegnato al Napoli il primo trofeo della stagione 2025-26, la Supercoppa italiana.
Neres, però, non è esploso all’improvviso. La finale è stata solo l’ultimo atto di una crescita costante: aveva già segnato nella semifinale contro il Milan e, prima ancora, in campionato, con una doppietta all’Atalanta e un gol pesante contro la Roma. Segnali chiari di un giocatore entrato pienamente nel sistema.
Dal Napoli di McTominay a quello di Neres-Hojlund
Dodici mesi fa il Napoli viaggiava sull’asse McTominay-Lukaku. Oggi la spinta arriva dal duo Neres-Hojlund. Gli infortuni seri hanno fermato Lukaku, vicino al rientro, e De Bruyne, costringendo Antonio Conte a rivedere le gerarchie e le soluzioni offensive.
Il tecnico ha chiesto e ottenuto Hojlund, ha rilanciato Neres e ha costruito un nuovo sistema di gioco: un tridente variabile, capace di allargarsi o stringersi a seconda delle fasi della partita. Un Napoli meno prevedibile, più elastico, più adatto a gestire momenti diversi della gara.
Conte ha trasformato un’emergenza in opportunità. È una delle qualità che distinguono i grandi allenatori: trovare soluzioni a problemi complessi. Se non piace la sua costante tendenza al lamento, va riconosciuto che probabilmente è il suo modo di scaricare tensione e pressione.
Un trofeo che pesa nella corsa scudetto
Il Napoli è la prima squadra italiana a vincere un trofeo in questa stagione. E il modo in cui ha superato il Bologna manda un segnale anche all’Inter, eliminata proprio dai rossoblù ai rigori in semifinale. Il sillogismo sarebbe semplice: Napoli batte Bologna, Bologna elimina Inter, dunque Napoli più forte dell’Inter. Ma il calcio non funziona così.
In campionato l’Inter è prima, resta la squadra più forte sulla carta. Tuttavia, il 2025 racconta altro: due titoli vinti dal Napoli, zero dall’Inter. Un dato che pesa, perché evidenzia la capacità della squadra di Conte di imporsi nei momenti che contano davvero.
Non significa che il Napoli sia imbattibile. Anche Conte ha incassato sconfitte pesanti, come a Eindhoven o a Lisbona in Champions. Ma l’Inter, tra Inzaghi prima e Chivu poi, nel 2025 ha fallito tutti gli appuntamenti con i trofei. Un elemento che non può essere ignorato nella corsa allo scudetto.
Conte maestro di trofei, Chivu apprendista
Tra Conte e Chivu corre ancora una distanza evidente. Conte sa come si riempiono le bacheche, Chivu è un apprendista vincente. Undici anni di differenza spiegano molto, anche se non tutto. L’esperienza nelle finali, nella gestione della pressione e delle partite secche resta un patrimonio che Conte continua a mettere a frutto.
Il Napoli, ogni tanto, dimostra di essere il più forte sul campo, non solo sulla carta. E questo equilibrio instabile rende il campionato apertissimo.
Milan ridimensionato, Juve osservata speciale
L’Arabia Saudita ha ridimensionato anche il Milan, battuto 2-0 dal Napoli in semifinale. I rossoneri hanno il vantaggio di un solo impegno stagionale: il campionato. Ma accontentarsi della Champions sarebbe un errore grave. Allegri ha ricevuto in dono il centravanti che mancava, Niclas Füllkrug, e ora deve puntare al bersaglio grosso
Sullo sfondo resta la Juventus, leggermente staccata rispetto al gruppo di testa ma tutt’altro che fuori dai giochi. I bianconeri sono quinti a quota 29 punti, alle spalle di Inter (33), Milan (32), Napoli (31) e Roma (30). Un quadro parziale, perché le prime tre e il Bologna, sesto a 25, devono ancora recuperare la giornata rinviata per la Supercoppa: una classifica, dunque, non del tutto attendibile.
Non lo è neppure la Juventus, squadra che arriva da stagioni di delusioni e continui avvitamenti. Eppure, basta nominarla per riattivare un riflesso antico: quando la Signora si iscrive al ballo, nessuno può permettersi di stare tranquillo. È una presenza che pesa, anche solo per storia e abitudine a stare lassù.
I numeri delle sfide dirette tra le protagoniste della Supercoppa raccontano una Juve capace di colpi significativi: in campionato ha battuto due delle quattro finaliste, Inter e Bologna, ha pareggiato contro il Milan e ha perso soltanto contro il Napoli. Un dettaglio che rafforza ulteriormente la candidatura della squadra di Conte, ma che allo stesso tempo conferma come i bianconeri restino una variabile imprevedibile.
A Natale, la Serie A si presenta come un campionato apertissimo, con più pretendenti al trono e gerarchie tutt’altro che definitive. Un particolare, però, non è marginale: tra gli allenatori in prima fila, Allegri, Conte e Spalletti sono gli unici ad aver già vinto almeno uno scudetto. Un’esperienza che, alla lunga, potrebbe pesare più di qualsiasi proiezione aritmetica.
Fonte: Gazzetta






