Il peso di Eindhoven e l’occasione europea
Gli esami non finiscono mai, soprattutto in Europa.
Le scoppole di Eindhoven – quel 6-2 che resterà una ferita nella storia recente del Napoli – bruciano ancora nella mente dei tifosi e nei pensieri di Antonio Conte, che mai in carriera aveva subito sei gol in una sola partita.
Un colpo al suo orgoglio e al suo status: in Italia sinonimo di successo, in Europa spesso giudicato con più severità.
Proprio per questo, il ritorno del Napoli in Champions League rappresenta per lui un’occasione duplice: rilanciare la squadra e riscrivere la propria narrazione internazionale.
Conte vuole mostrare di essere cambiato: più controllo, meno rimessa, una filosofia più europea nelle intenzioni e nei dettagli.
Ma serviranno i risultati a convincere anche gli scettici.
Dopo la serata difficile contro il Como, Conte ha visto segnali di ripartenza: una squadra capace di soffrire insieme, di stringersi, di restare solida.
È per questo che ha definito quel pareggio un punto d’oro, rivedendovi lo stesso spirito che portò allo scudetto.
La nuova prova di Champions
Ora, però, c’è l’Europa.
La sfida contro l’Eintracht Francoforte, in programma domani, è già un bivio: per il Napoli, ma anche per il suo allenatore.
Serve una vittoria per rilanciarsi, rendere più dolce la classifica del girone e alimentare la fiducia.
Siamo al giro di boa: due vittorie e due sconfitte lascerebbero aperta la strada verso il primo traguardo stagionale, il passaggio ai playoff di Champions.
In città si sogna, ma Conte e la società continuano a predicare calma.
La perdita di Kevin De Bruyne, il totem di questa campagna europea, pesa eccome: era l’uomo scelto per gestire la tensione delle grandi notti e per dare esperienza internazionale a un gruppo giovane.
I due assist del belga avevano firmato l’unica vittoria europea del Napoli; ora la squadra dovrà dimostrare di saper reggere anche senza la sua luce.
L’avversario, per intensità e filosofia, ricorda il Psv: serviranno equilibrio, concentrazione e capacità di soffrire.
Vietato fallire.
Rrahmani, Lobotka e Højlund: la schiena dritta del Napoli
Nel mezzo del turbinio di infortuni, con l’infermeria affollata come un autobus all’ora di punta, Conte ha ritrovato finalmente un sorriso.
Sul lungomare di Napoli, dopo settimane di emergenza, ha potuto respirare un’aria nuova: Rrahmani, Lobotka e Højlund sono tornati disponibili.
La squadra ritrova così la propria spina dorsale, quella su cui si costruiscono le stagioni vincenti: portiere, difensore centrale, regista e centravanti.
Rrahmani è qualcosa di più di un riferimento difensivo.
Ritrovato contro il Como, ha ridato stabilità alla retroguardia dopo sette partite consecutive con gol subiti.
La sua presenza, accanto a Milinković-Savić, ha ridato sicurezza: il portiere serbo, silenzioso rivoluzionario, si è ormai imposto su Meret e continua a parare rigori come un mago.
Rrahmani, invece, ha trasformato un errore di Udine in forza interiore, diventando pilastro di due scudetti costruiti sulla miglior difesa.
Conte, dalla crisi alla serenità
Proprio quando tutto sembrava crollare – tra cartelle cliniche e emergenze – Conte ha ritrovato equilibrio.
La luce si stava spegnendo, ma Lobotka è tornato in tempo per prepararsi all’Eintracht e per gestire nel finale la sfida col Como, dopo quattro gare d’assenza.
Il “pensantore” del centrocampo non era pronto per un’ora piena, ma bastava vederlo in panchina per restituire fiducia.
E accanto a lui è ricomparso Højlund, uscito dal suo periodo difficile e pronto a guidare l’attacco con nuove motivazioni.
Quattro gol nel suo avvio stagionale testimoniano quanto la sua presenza faccia la differenza.
Ora Conte può ripartire davvero: con la porta blindata da Milinković, il muro Rrahmani-Buongiorno davanti, Lobotka a pensare e Højlund a colpire.
È un Napoli che ha ritrovato la sua schiena dritta, pronto a riprendere la corsa in campionato e a misurarsi con la verità europea.
Un tecnico in cerca di riscatto
Conte sa che l’Europa è la sua grande ferita aperta.
Con l’Inter, due eliminazioni nella fase a gironi e una finale di Europa League persa.
Al Tottenham, lo stop agli ottavi.
Il suo miglior piazzamento resta il quarto di finale con la Juventus nel 2012-13.
Ma questa volta vuole riscrivere la storia.
Ha ritrovato il gruppo, la compattezza, la convinzione.
E con il Napoli tornato solido e orgoglioso, può riprendere la scalata verso il riconoscimento internazionale che gli è sempre sfuggito.
Perché, come sempre, Conte non arretra: quando tutto sembra finito, lui ricomincia da lì.
Fonte: Gazzetta






