Conte archivia Lisbona e guarda avanti
Antonio Conte non ha mai avuto dubbi: la sconfitta di Lisbona non doveva lasciare strascichi. Era stata messa in conto, per il momento della stagione e per le difficoltà contingenti, ma soprattutto non poteva diventare un alibi. A Castel Volturno, tra venerdì e sabato, il messaggio è stato chiaro e diretto: il percorso del Napoli resta valido e l’unico modo per dimostrarlo è tornare a fare punti in campionato, a partire dalla delicata trasferta di Udine.
Il tecnico sa bene che il Bluenergy Stadium è tutt’altro che una tappa agevole. Non solo per il valore dell’Udinese, ma per il contesto: una squadra fisica, aggressiva, capace di alzare l’intensità e di mettere in difficoltà chiunque. E con una rosa azzurra ridotta all’osso, ogni dettaglio diventa decisivo.
Mini turnover e gestione delle energie
Il tema centrale della vigilia è la gestione delle forze. Il Napoli ha certezze tattiche sempre più solide, ma pochi uomini realmente disponibili. Da qui l’idea di un mini turnover studiato da tempo, con Politano e Spinazzola pronti a dare freschezza e gamba, soprattutto sulle corsie. Resta in dubbio Juan Jesus, che ha comunque seguito la squadra fino in Friuli: un segnale di disponibilità e spirito di gruppo, anche se la prudenza resta d’obbligo.
Conte non può permettersi stravolgimenti, ma qualche rotazione mirata sì. L’obiettivo è duplice: restare competitivi a Udine e arrivare con uomini chiave non spremuti all’appuntamento di Riad per la Supercoppa. In quest’ottica va letta anche l’idea di limitare il minutaggio di McTominay, giocatore imprescindibile ma troppo importante per essere rischiato ora.
Il dato che preoccupa Conte
C’è però un numero che non lascia tranquillo l’allenatore: nelle dieci trasferte stagionali tra campionato e Champions, il Napoli ha incassato sei sconfitte. Troppe per una squadra che ambisce allo scudetto. È qui che Conte sta insistendo di più, sul piano mentale prima ancora che tattico. Personalità, compattezza, capacità di soffrire lontano dal Maradona: senza questo salto di qualità, la corsa al vertice rischia di complicarsi.
Nonostante tutto, la vigilia è stata serena. Allenamenti intensi, dialogo continuo e la sensazione che il gruppo abbia compreso l’importanza del momento. Senza nascondere i problemi, ma con la convinzione che il lavoro possa ancora fare la differenza.
Recuperi e soluzioni obbligate
Una piccola boccata d’ossigeno arriva dai recuperi di Gutierrez e Lobotka, tornati ad allenarsi in gruppo. Non sono ancora al cento per cento, ma rappresentano alternative preziose in una fase in cui il centrocampo è il reparto più in difficoltà. Le assenze restano pesanti e non si cancellano in pochi giorni, ma Conte dovrà inventare soluzioni credibili per tenere equilibrio e intensità.
Davanti, invece, prende forma la staffetta tra Hojlund e Lucca. Quest’ultimo vivrà una serata particolare, tornando da avversario nella città in cui è cresciuto e si è affermato. Neres, invece, riparte proprio da Udine, luogo simbolico: un anno fa fu la partita che lo consacrò definitivamente agli occhi del pubblico azzurro.
Udine, trasferta simbolica e sfida scudetto
Udine resta una tappa carica di significati per il Napoli. Qui, tre anni fa, arrivò lo scudetto storico; oggi è un passaggio chiave per restare agganciati alla vetta. Lo stadio si tingerà d’azzurro nonostante le limitazioni, e Runjaic lo sa: teme un Napoli capace di esaltarsi anche lontano da casa se sostenuto dal proprio pubblico.
Il quadro si completa con lo scenario di classifica: Milan, Inter e Napoli in campo a poche ore di distanza, in una domenica che può dire molto sulla corsa al titolo. Conte lo sa bene e non fa calcoli: a Udine serve una sola cosa, cambiare marcia in trasferta e ribadire che questo Napoli vuole restare seduto al tavolo delle grandi.
Fonte: Mattino






