Il silenzio di Conte e i tre giorni lontano dal gruppo
Antonio Conte è rimasto irraggiungibile per tre giorni: telefono spento, nessuna risposta a chiamate o messaggi, neppure da parte dei suoi fedelissimi. Il tecnico si è diviso tra le sue case di Torino e Lecce, staccando completamente dopo giorni di forti tensioni. Una scelta drastica, che ricorda quella di Benitez nel 2014, ma che arriva in un momento particolarmente delicato per l’ambiente azzurro.
Oggi però Conte torna alla guida del Napoli, con allenamento fissato alle 14.30 a Castel Volturno. Il tecnico parlerà pubblicamente solo nei prossimi giorni, probabilmente alla vigilia di Napoli–Atalanta. Prima, però, vuole confrontarsi da solo con la squadra, senza la presenza di De Laurentiis. Sarà lui a decidere se e quando coinvolgere il presidente, una volta valutato l’umore dello spogliatoio e completato il rientro dei nazionali.
L’assenza prolungata del tecnico stride con l’esposizione mediatica di Bologna, dove aveva messo il gruppo di fronte alle proprie responsabilità. De Laurentiis, pur avendolo sempre difeso, in questi giorni ha scelto di non assediarlo, temendo però che dietro le parole post-Bologna potesse nascondersi un possibile addio.
Metodo immutabile e squadra da ricostruire
Nonostante la pausa, Conte non è rimasto inattivo. Ha analizzato la sua avventura a Napoli, compresi errori personali e limiti della squadra. Ha ribadito il suo metodo: discipline rigida, lavoro costante e doppie sedute nelle settimane di sosta, che infatti sono state mantenute anche durante la sua assenza tramite i collaboratori.
Chi firma per il Napoli sa a cosa va incontro: Conte non cambia approccio, neppure davanti alle difficoltà. Dalla Premier o dall’Olanda, dove gli allenamenti sono più morbidi, molti si ritrovano improvvisamente a seguire ritmi “da marines”. E se qualcuno non lo aveva compreso, significa che è stato superficiale. Tuttavia, non può essere questo l’unico problema della stagione.
Il tecnico punta ora al recupero degli infortunati: Spinazzola e Gilmour dovrebbero tornare almeno in panchina contro l’Atalanta, mentre per Lukaku il rientro è previsto entro due settimane, con la Roma nel mirino.
Formazione in continuo cambiamento e identità perduta
Il Mattino evidenzia un’altra criticità: l’incapacità di Conte di schierare due volte di fila la stessa formazione in campionato. Tra turnover, infortuni e scelte tecniche, l’undici titolare è cambiato continuamente. E senza continuità, l’identità collettiva si perde.
Alla prima giornata, senza Lukaku, al centro dell’attacco era stato schierato Lucca. Poi Spinazzola al posto di Olivera. A Firenze, dopo la sosta, è toccato a Hojlund, pur con pochi allenamenti nelle gambe, mentre Beukema sostituiva Rrahmani. In Champions a Milano ha debuttato Marianucci, poi rapidamente accantonato.
La difesa è quella che ha pagato di più questa alternanza. Il ritorno al 4-3-3, unito ai numerosi acciacchi, ha impedito a Conte di costruire una linea stabile. L’unico punto fermo è Milinkovic, che ha preso il posto di Meret.
Possibile svolta con il quadro infortunati stabilizzato
Il quadro degli indisponibili è ormai definito e l’emergenza può trasformarsi in un’opportunità. Secondo le valutazioni interne, la difesa potrebbe essere ricostruita con i “quattro moschettieri” dello scorso anno: Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno e Spinazzola. A centrocampo Lobotka e McTominay restano le certezze, mentre in attacco Politano e Hojlund sono considerati titolari fissi.
Mancano ancora due “pretoriani” per completare l’undici base, ma l’obiettivo è tornare a schierare una formazione stabile almeno per due partite consecutive, condizione fondamentale per ritrovare l’amalgama perduto.
Il ruolo di De Laurentiis e la missione riscatto
De Laurentiis è pronto a ribadire la sua fiducia a Conte anche sul mercato di gennaio, intervenendo per rinforzare la rosa. Del resto, ha investito 6,5 milioni di euro a stagione, il salario più alto mai pagato da lui, con un contratto valido fino al 2027.
Oggi, alle 14.30, inizia ufficialmente l’operazione riscatto: Napoli è ancora incompleto per le assenze dei nazionali, ma Conte torna al suo posto. Dopo Bologna nulla è più come prima, e il primo a essersene reso conto è proprio lui.






