I primi dati: un Napoli poco incline al dribbling
Come riportato dal noto portale Kickest.it, nelle prime due giornate di campionato, il Napoli si è distinto per un dato curioso: è la squadra che ha tentato meno dribbling in rapporto al numero totale di possessi, insieme alla Fiorentina. Un numero che, preso singolarmente, non ha un peso assoluto, ma che se contestualizzato racconta molto dell’assetto tattico pensato da Antonio Conte.
Il tecnico salentino ha voluto impostare la squadra con un approccio differente rispetto al recente passato, privilegiando ordine e compattezza a scapito di quella ricerca costante dell’uno contro uno che aveva caratterizzato gli azzurri sotto altre gestioni. La scelta di inserire contemporaneamente i cosiddetti “quattro tenori di centrocampo”, con McTominay schierato a partire da sinistra ma libero di accentrarsi per occupare l’area, ha aumentato il controllo sulla partita. Tuttavia, questa impostazione ha inevitabilmente ridotto l’imprevedibilità del gioco.

Il peso delle assenze e la ricerca di alternative
Contro il Sassuolo il problema non si è presentato, grazie a un risultato sbloccato rapidamente dalla combinazione Politano-Scott, una giocata studiata e ripetuta negli allenamenti. Ben diverso lo scenario visto nella sfida contro il Cagliari: i sardi, compatti e ben organizzati, hanno limitato le soluzioni offensive partenopee, mettendo in luce la mancanza di calciatori capaci di rompere le linee con una giocata individuale.
In particolare, l’assenza di profili come Neres e Lang si è fatta sentire. Entrambi hanno nelle corde il dribbling e la capacità di saltare l’uomo, qualità che al momento mancano nel Napoli titolare. Spinazzola, inserito dall’inizio proprio per dare più peso alla corsia sinistra, non è riuscito a incidere con continuità. Di fatto, insieme a Politano, è stato l’unico chiamato ad affrontare duelli diretti sugli esterni.
La vera svolta si è vista soltanto all’81’, con il cambio Lang-KDB: l’ingresso dell’olandese ha aperto nuove linee di gioco, permettendo agli azzurri di sfruttare maggiormente l’ampiezza e costruire sulle catene laterali, evitando così di insistere esclusivamente per le vie centrali, spesso congestionate.
Il rischio di un Napoli troppo “interista”
Conte, nelle sue dichiarazioni post-partita, ha ribadito che il 4-1-4-1 rappresenta in questo momento la soluzione più equilibrata. Serve tempo perché i nuovi arrivati si inseriscano nei meccanismi, e il tecnico ha scelto di affidarsi soprattutto ai suoi uomini più esperti.
Il problema, però, è legato alla prospettiva: se questa struttura dovesse diventare definitiva, il Napoli rischierebbe di somigliare molto alla sua vecchia Inter. Una squadra solida, capace di mantenere equilibrio e di gestire i momenti della gara, ma con poche armi per sbloccare le partite chiuse grazie a giocate estemporanee. Al momento, gli unici a poter cambiare passo sono proprio Neres e Lang, due calciatori che però partono dalla panchina.
In un campionato lungo e pieno di insidie, la capacità di sorprendere e di inventare resta fondamentale. Conte ha portato ordine e struttura, ma per restare ai vertici il Napoli dovrà ritrovare anche quella scintilla di imprevedibilità che, in passato, ha spesso fatto la differenza.






