Conte e quel “garage” mai dimenticato
Dieci anni dopo, il discorso sembra essere tornato esattamente allo stesso punto. Antonio Conte è di nuovo il candidato più forte per la panchina della Nazionale italiana e il richiamo azzurro arriva proprio nel momento in cui si è liberato dal Napoli.
La Gazzetta dello Sport riparte da una frase simbolica pronunciata dal tecnico nel 2016, al termine della sua prima esperienza da commissario tecnico: “La volontà è lasciare il garage”. Un’immagine potente, usata da Conte per spiegare quanto si sentisse allenatore da club, uno di quelli che hanno bisogno di lavorare ogni giorno sul campo, dal martedì alla domenica, e non soltanto durante le pause internazionali.
Da allora sono passati dieci anni. In mezzo, Chelsea, Inter, Tottenham e Napoli. Esperienze diverse ma unite dalla stessa ossessione per il lavoro quotidiano. Oggi però lo scenario è cambiato: Conte ha chiuso consensualmente il suo ciclo azzurro con il Napoli e il ritorno in Nazionale è diventato una possibilità concreta.
Le elezioni federali possono cambiare tutto
La corsa verso la panchina dell’Italia sarà inevitabilmente influenzata anche dal voto federale del 22 giugno. La scelta del nuovo presidente Figc rappresenterà infatti uno snodo decisivo per il futuro tecnico della Nazionale.
La Gazzetta sottolinea come il quadro politico sia ancora apertissimo, tra la candidatura di Giovanni Malagò, il possibile ritorno di Giancarlo Abete e il dibattito legato all’ineleggibilità dell’attuale presidente del Coni.
Il tempismo pesa parecchio: il Mondiale sarà già iniziato e i club saranno ormai immersi nella preparazione estiva. In questo contesto Conte si è già esposto pubblicamente, senza nascondersi:
“È giusto che il mio nome faccia parte della rosa dei candidati. Sono già stato sulla panchina della Nazionale, conosco l’ambiente”.
Parole che suonano come una disponibilità totale.
L’Italia di Conte: identità, gruppo e mentalità
Il primo ciclo di Conte in azzurro ha lasciato un ricordo fortissimo. Non tanto per i risultati assoluti, quanto per l’identità restituita alla squadra nazionale.
In 25 partite arrivarono 14 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte. Ma soprattutto si vide immediatamente una Nazionale riconoscibile: difesa a tre, automatismi offensivi, intensità, spirito collettivo.
L’Europeo del 2016 resta il manifesto di quell’esperienza. L’Italia batté Belgio e Svezia nel girone, eliminò la Spagna agli ottavi e si fermò soltanto ai rigori contro la Germania ai quarti.
Secondo la Gazzetta, la vera missione di Conte sarebbe proprio questa: ridare alla Nazionale un’anima, compattezza mentale e coraggio competitivo dopo le recenti delusioni.
Mancini aspetta una chiamata
L’alternativa più concreta ad Antonio Conte resta Roberto Mancini. Anche lui sarebbe pronto a tornare.
L’ex ct non ha mai nascosto il legame speciale con Coverciano e nei mesi scorsi aveva già aperto pubblicamente a un ritorno:
“Tornerei, perché per un allenatore non c’è cosa più bella che guidare la Nazionale”.
Mancini, oggi all’Al Sadd in Qatar, porta con sé il ricordo dell’Europeo vinto nel 2021 e di un’Italia capace di proporre un calcio moderno, offensivo e dominante.
Il suo eventuale ritorno avrebbe anche un forte valore emotivo, inevitabilmente legato alla memoria di Gianluca Vialli.
Guardiola resta il sogno proibito
Sul tavolo federale esistono anche altre ipotesi. Massimiliano Allegri viene considerato un nome credibile, mentre Gian Piero Gasperini ha già fatto capire in passato di essere affascinato dall’idea azzurra.
Ma il sogno resta Pep Guardiola.
Il tecnico spagnolo molto probabilmente chiuderà il suo lunghissimo ciclo al Manchester City dopo dieci anni. L’idea di allenare una Nazionale lo affascina e il suo futuro potrebbe aprirsi dopo il Mondiale o dopo Euro 2028.
Per ora resta una suggestione quasi romantica, ma abbastanza forte da continuare a circolare nei pensieri del calcio italiano.






