Conte-Napoli: ecco la situazione
Il Napoli è in un momento di crisi, dopo il 2-0 del Dall’Ara che ha visto la squadra di Conte trovare la sconfitta per mano del Bologna di Vincenzo Italiano. Il Mattino fa il punto anche sul futuro di Antonio Conte.
Conte e De Laurentiis: atteso un summit
Il Mattino: “È un j’accuse inedito, pesante. Antonio è in ciclone, ha la faccia del conte di Montecristo.
Deluso come non mai per i tanti nodi che restano irrisolti. Si mette tra gli imputati. E lo fa sul serio. Per la prima volta: «In quattro mesi non sono entrato ancora nella testa della mia squadra». Bologna è un altro crocevia: dopo il processo ai nuovi acquisti, ora è la vecchia guardia a finire al patibolo. E quella frasi sibilline: «Devo parlare con la società». Chiaro, se è lui il problema del Napoli è pronto a farsi da parte. Le dimissioni sono una minaccia lontanissima, come un puntino in dissolvenza nel crepuscolo della notte. Ma Conte è Conte.
«Non voglio accompagnare il morto», minaccia. C’è poco da tradurre. O torna a sentire il Napoli la sua squadra oppure ogni scenario diventa possibile.
Ovviamente De Laurentiis ha fiducia totale in Antonio, neppure scalfita da questi ko. E glielo ha ripetuto ancora una volta perché solo lui può evitare il tracollo. Conte vuole che nessuno metta in dubbio il suo metodo, i suoi allenamenti. Sente troppi sussurri, troppe vocine sugli infortuni muscolari legati alle sue sedute da marines: vede la squadra imborghesita dallo scudetto. Su questi punti vuole battere. E altro ancora. Non c’è nulla in comune con i giorni che portarono all’addio di Garcia, che era legata alla sfiducia totale del patron azzurro verso il francese. Anche se
Conte li richiama quei fantasmi, tira fuori a uno a uno quegli scheletri. E vede tante cose simili a quelle di quei giorni del post terzo scudetto. «lo sono quali sono i problemi, ma non so se saremo capaci di risolverli». È un inno alla passione, al cuore, alle energie. Al sentirsi squadra. De Laurentiis e Conte si sono subito sentiti già ieri sera, quando Antonio era diretto a Torino per il compleanno della figlia Vittoria.
Ed è per questo che è uscito dall’auto da solo dallo stadio mentre la maggior parte dei giocatori e dello staff era sul bus. E hanno deciso che si vedranno domani o mercoledì.
Una lunga telefonata con il patron già in serata che ancora una volta gli ha confermato il sostegno totale a tutto ciò che pensa di dover fare. Esattamente come alla base dell’accordo triennale. Perché tutti gli obiettivi sono alla portata. Come ha già fatto in queste settimane in cui pure, nonostante i tentativi di far sembrare tutto normale, ci sono stati momenti di turbolenza. «O ci mettiamo il cuore oppure sono il primo a prendermi delle responsabilità». Perché tutti sentano e capiscano.Ma Conte ha fretta di mettere le cose ancora in chiaro. Non consente a nessuno di mettere in dubbio il suo lavoro. Forse, qualcuno, nel Napoli, lo sta facendo. Dopo un anno e mezzo di festa, è arrivato puntuale il giorno delle locuste, che strappano via quel bel raccolto e lasciano macerie a sfumacchiare, chissà quanto alte. Conte si ritrova risucchiato in un gorgo. Dopo Eindhoven, è un altro giorno in cui ti prende la malinconia. A lui per primo. Al Dall’Ara è una prova al di là di ogni giudizio negativo, di ogni commentaccio”.






