Antonio Conte ha parlato a Sky Sport dopo Napoli-Chelsea.
Napoli-Chelsea: parola a Conte
“La differenza l’hanno fatta soprattutto le conclusioni: loro sono stati più freddi e precisi sotto porta. Joao Pedro è stato decisivo, è un giocatore davvero fondamentale per il Chelsea. C’è comunque grande orgoglio e soddisfazione, perché nonostante più di metà squadra indisponibile, abbiamo giocato persino meglio del Chelsea e avremmo meritato molto di più.
Mi dispiace, ai ragazzi ho detto che il vero rimpianto resta Copenaghen, quella partita ci ha praticamente compromesso il percorso. Oggi eravamo obbligati a giocarci tutto contro un top club, che non dimentichiamolo ha vinto il Mondiale e dispone di giocatori straordinari anche in panchina e in tribuna.
Sono orgoglioso, lo ribadisco: li abbiamo pressati, abbiamo creato occasioni da gol. Peccato, meritavamo di accedere ai playoff”.
La differenza l’ha fatta Joao Pedro?
“A livello tecnico, soprattutto nell’ultimo terzo di campo, sono stati più efficaci. Non hanno avuto tantissime occasioni, ma quando calciavano in porta erano pericolosi. Noi abbiamo messo molti cross, qualcuno poteva anche risultare decisivo: dobbiamo crescere sotto questo aspetto.
Detto questo, i ragazzi hanno disputato una grande partita, senza timore, giocando sempre con cinquanta metri di campo alle spalle e cercando i duelli. Abbiamo anche espresso un buon calcio.
Questa è la strada giusta: il calcio è in continua evoluzione, cambia, e bisogna adattarsi e prepararsi. Mi dispiace perché avrei voluto continuare a confrontarmi in questa competizione contro le migliori squadre. Oggi lo abbiamo fatto molto bene contro il Chelsea, ma la loro qualità superiore ha fatto la differenza”.
Come si reagisce dopo una serata del genere?
“Bisogna mettere in conto che si possano commettere degli errori. Il problema è che contro certi giocatori vieni immediatamente punito. E Joao Pedro lo ha dimostrato.
Abbiamo onorato la partita, offrendo una prestazione da Champions League. Il risultato finale è bugiardo, ma dobbiamo accettarlo e migliorare nella fase conclusiva. Loro, invece, in questo sono stati di altissimo livello”.
Qual è la differenza tra giocare in Europa e in Serie A?
“In Champions League spesso si trovano squadre che giocano a viso aperto: c’è grande intensità, servono corsa e capacità nei duelli. Non è vero che la Champions sia meno tattica, ma si accettano di più i contrasti e quindi servono più energie per coprire il campo.
In Italia, invece, spesso incontri squadre molto chiuse, che si arroccano in difesa, e devi essere bravo a trovare soluzioni per segnare.
Il mio obiettivo e quello della squadra è giocare sempre su ritmi alti. Oggi non esiste più mettersi davanti alla porta ad aspettare e “parcheggiare il pullman” per ripartire. Se gli avversari sono bravi a costringerti a farlo, va bene, ma non deve essere una scelta.
Avevamo 13 assenti, è giusto ricordarlo. Io cerco di trasmettere ai ragazzi una certa mentalità, quella che ci ha permesso di vincere lo Scudetto e la Supercoppa. Dobbiamo continuare a crescere e, con più giocatori a disposizione, potremo esprimerci ancora meglio”.






