Il tecnico in pausa dopo la tempesta: a Castel Volturno si lavora senza di lui
Il rumore del silenzio. E dell’assenza. Perché a volte, nel calcio, a far discutere non è una sconfitta ma chi non c’è.
Antonio Conte, il simbolo del lavoro incessante, ha scelto — o meglio, ha concordato — qualche giorno di pausa.
Un permesso di tre giorni, sommato ai due già concessi dopo Bologna, “programmato da tempo” come specifica la società. Ma nel momento più delicato della stagione, la sua assenza pesa come un macigno.
Il Napoli è tornato ad allenarsi a Castel Volturno, ma senza il suo condottiero. E i tifosi si interrogano: pausa di riflessione o semplice esigenza personale? Conte, tornato a Torino dalla famiglia, ha preferito isolarsi per ricaricare le batterie dopo settimane difficili, nervose, segnate dallo sfogo pubblico al Dall’Ara e dai rumors — poi smentiti da De Laurentiis — su possibili dimissioni.
Giorni in famiglia, ma anche di riflessione
Da domenica sera, Conte ha scelto il silenzio. È tornato nella sua casa torinese, insieme alla moglie Elisabetta e alla figlia Vittoria, per ritrovare un po’ di serenità e rimettere ordine nei pensieri.
Il tecnico è apparso provato, quasi svuotato dopo il pareggio di Bologna. In conferenza aveva parlato di un Napoli “ancora senza anima”, di un gruppo che fatica a ritrovarsi come squadra.
Parole che suonano come una diagnosi più che una critica.
Lo stress accumulato negli ultimi mesi è palpabile. Alla vigilia della sfida di Champions contro l’Eintracht, Conte era sembrato nervoso, infastidito, polemico verso chi giudicava il suo lavoro solo in base ai risultati.
Il tentativo di scossa non ha funzionato: il Napoli non reagisce, e il digiuno di gol si è allungato a tre gare consecutive.
I numeri di una crisi inattesa
Cinque sconfitte stagionali, tre in Serie A e due in Champions. Lo stesso numero dell’intera scorsa stagione, ma già a novembre.
Il dato più inquietante, però, riguarda le trasferte: cinque ko nelle ultime sei gare lontano dal Maradona, contro City, Milan, Torino, PSV ed infine Bologna.
Solo in casa, sostenuto dal pubblico, il Napoli resta imbattuto nel 2025.
Conte ha parlato di “assenza di cuore”, ma la sensazione è che serva anche qualcosa di più concreto: una squadra stanca, fragile, segnata da un’infermeria che non smette di riempirsi.
Emergenza infortuni: un’infermeria piena come una hall d’albergo
C’era una volta il soleo. Ora è la stagione del flessore, del bicipite, del polpaccio.
A Castel Volturno la lista dei giocatori indisponibili cresce di settimana in settimana, trasformando il Napoli in un caso medico oltre che tecnico.
Romelu Lukaku è fermo da Ferragosto per una lesione al retto femorale sinistro: rientro previsto tra circa un mese, anche se il belga accelera per esserci già a dicembre.
Kevin De Bruyne, il grande acquisto estivo, si è fermato per un problema muscolare alla coscia destra nel match contro l’Inter . Quattro mesi di stop stimati, un colpo durissimo per Conte.
E non finisce qui: Gilmour e Spinazzola, entrambi out dalla gara col Como, sperano di rientrare per Atalanta o Qarabag.
In più si sono fermati anche Neres, Olivera, Rrahmani, Buongiorno, Meret e Lobotka, a vario titolo.
Un’infermeria che sembra una hall d’albergo, con un via vai continuo di giocatori.
Il destino e le domande
La sfortuna, certo. Ma la Gazzetta invita a guardare anche oltre: forse qualcosa nella preparazione fisica o nella gestione delle rotazioni non ha funzionato.
Il caso più emblematico resta Rrahmani, fermo due mesi dopo essere stato uno degli intoccabili della passata stagione.
E anche Lobotka, recentemente acciaccato, ha faticato a reggere i carichi di lavoro di Conte, ammettendo pubblicamente di sentirsi più affaticato rispetto al passato.
Nonostante tutto, il tecnico continua a chiedere intensità e sforzo, convinto che il Napoli si ritroverà solo attraverso il lavoro. Ma serve ritrovare prima la serenità e la salute.
Conte e il Napoli, un bivio silenzioso
Lunedì Antonio Conte tornerà a Castel Volturno, e con lui ripartirà ufficialmente il progetto tecnico.
Ricaricato, si spera, e pronto a rimettere mano a una squadra ferita ma ancora in corsa.
Serve una scossa, serve un’anima, serve l’uomo che non teme la fatica.
Il silenzio di questi giorni sarà servito a trovare risposte o a coltivare nuovi dubbi. Lo diranno le prossime settimane.






