Un ritorno che non è un epilogo
José Mourinho è tornato a Lisbona, ma non per chiudere il cerchio. Non è un vecchio capo tribù che torna al villaggio per l’ultimo fuoco. A 63 anni, Mou resta un personaggio ingombrante, resistente, capace di far parlare di sé anche quando le luci sembrano attenuarsi. Lo dimostra la risposta enigmatica sul presunto interesse del Real Madrid: un «la questione non si pone» che, invece di spegnere voci, le alimenta.
Il problema di Mourinho non è il passato, ma il presente. Il suo Benfica è terzo a -8 dal Porto, in Champions è lontano dai playoff e la stagione rischia di finire con zero titoli. L’aritmetica tiene vive le speranze, ma l’euro-calendario le schiaccia: Napoli oggi, poi Juve e Real Madrid.
Mourinho vs Conte: antiche ferite mai del tutto chiuse
La sfida di Lisbona ha un sapore particolare perché mette di fronte due allenatori che, negli anni della Premier League, hanno costruito un rapporto fatto di scintille, non certo di pacche sulle spalle.
Accuse, stilettate, battute velenose: lo storico è noto. Mourinho contestava a Conte lo scandalo scommesse, Conte replicava definendolo “piccolo uomo”. In mezzo, frasi taglienti recuperate dalle cronache di allora: “clown”, “demenza senile” poi corretta in “amnesia”, “disprezzo”.
Oggi il tono è cambiato, almeno in apparenza. Conte ha teso la mano: «Lo saluterò volentieri». Mourinho ha risposto elogiando il tecnico del Napoli, mantenendo però la solita dose di sarcasmo quando si è parlato delle assenze azzurre. La forma è più educata, la sostanza resta imprevedibile: durante le partite i due hanno dimostrato di saper essere spigolosi quanto basta.
L’attualità dice che il vento soffia dalla parte di Conte
Guardando al palmarès, Mourinho domina: due Champions, due Coppe Uefa, una Conference. Conte, in competizioni UEFA, non ha vinto nulla. Ma il presente racconta un’altra storia: Mou è in una fase discendente, Conte continua a trovare soluzioni.
Il tecnico del Napoli ha appena superato una tempesta: l’umiliante 6-2 di Eindhoven, la sconfitta di Bologna, gli infortuni che hanno stravolto i piani. Da quella crisi è nato un nuovo Napoli, rimodellato tatticamente, passato al 4-3-2-1/4-3-3 per necessità. Un cambio che ha dato ordine, ritmo e identità.
Mourinho, invece, fatica a trasformare i problemi in opportunità, cosa che un tempo gli riusciva con naturalezza. Il suo picco resta la notte di Barcellona nel 2010, quando con l’Inter eliminò Guardiola in inferiorità numerica.
Benfica sfavorito, ma Mou non muore mai
Il pronostico pende dalla parte del Napoli: primo in campionato, rinvigorito, vicino ai playoff di Champions. Se vincesse a Lisbona, Conte compirebbe un altro passo significativo.
Ma con Mourinho nessun copione è affidabile. Può crollare fragorosamente, oppure tirare fuori un colpo di coda dei suoi.
Se però il Benfica dovesse cadere, tornerebbe prepotente un’immagine letteraria evocata dalla Gazzetta: l’“Autunno del Patriarca”
Fonte: Gazzetta






