Il paradosso del Napoli: spesa record, gioco rallentato
Tra i 153 milioni incassati e i 71 ancora da versare, il Napoli si ritrova in una condizione paradossale. In campionato è tra le prime quattro e in Champions è in piena corsa per i playoff, eppure qualcosa non gira come dovrebbe.
Il ritmo è lento, la manovra compassata, e l’impressione generale è quella di una squadra ancora anestetizzata, prigioniera di un meccanismo che non ha ancora trovato fluidità.
E dire che De Laurentiis e Manna non hanno badato a spese: dopo le cessioni di Osimhen e Kvaratskhelia, la missione estiva era chiara — spendere bene e subito. Ma il destino, si sa, non fa sconti: a Ferragosto, l’infortunio di Lukaku ha costretto il club a intervenire ancora, investendo 50 milioni complessivi per Højlund.
Un progetto da riformulare: Conte e il rebus tattico
Il Napoli di Conte è un’idea in continua evoluzione. L’impianto di partenza, costruito sul tridente e sull’arrivo di Lang (28 milioni dal PSV), è stato presto rivisto per integrare i “Fab Four” del centrocampo: De Bruyne, McTominay, Anguissa e Lobotka.
Un quartetto di talento, ma difficile da far coesistere senza perdere equilibrio e ritmo.
La verità è che l’unico vero volto nuovo capace di incidere subito è stato proprio De Bruyne, poi però anche lui si è fermato. E così Conte si è ritrovato a reinventare la squadra in corsa, tra esperimenti tattici e compromessi tecnici.
Infortuni e adattamenti: la metamorfosi forzata
L’infortunio di Meret ha portato in porta Milinković-Savić, un portiere con piedi da regista e qualità fuori dal comune.
A sinistra, Gutiérrez ha scavalcato Olivera, mentre Elmas è diventato una sorta di jolly tattico, pronto a tappare i buchi in corsa.
Ma gli imprevisti non finiscono mai: Lang, dopo il disastro europeo di Eindhoven, ha mostrato un malessere crescente, e Beukema, da possibile titolare, è scivolato ai margini.
Conte ha provato a tenere tutti dentro al progetto, ma l’abbondanza si è trasformata in un problema gestionale. A volte, avere troppo significa non sapere più scegliere.
Una rosa extralarge: tra abbondanza e contraddizioni
La rosa del Napoli 2025 è composta da 27 giocatori, tra cui giovani talenti e giocatori in fase di recupero.
Un anno fa erano dodici o tredici i veri protagonisti; oggi sono quasi trenta a contendersi lo spazio.
Il paradosso è evidente: una rosa più forte sulla carta, ma meno fluida sul campo.
La difficoltà non è solo tattica, ma anche psicologica: alternare, ruotare, mantenere tutti motivati è diventato un rompicapo anche per un tecnico esperto come Conte.
Il ritorno di Lukaku e la speranza del rilancio
All’orizzonte, però, arriva una notizia buona: Big Rom si avvicina al rientro.
L’obiettivo è esserci per la Supercoppa, ma la sua presenza sarà soprattutto simbolica: un segnale di forza, una scossa emotiva.
Intanto recuperano anche Gilmour e Spinazzola, e Conte potrà finalmente lavorare con l’organico quasi al completo.
Quando tutti saranno di nuovo disponibili, potrà davvero ridisegnare il suo Napoli.
Perché, in fondo, come dice l’antico adagio partenopeo, “meglio abbondare che deficere” — purché l’abbondanza non si trasformi in confusione.
Fonte: Gazzetta






