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Cannavaro: “Napoli per me non ha eguali nel mondo”

Guido Olivares di Guido Olivares
13 Dicembre 2025
in News
Tempo di Lettura: 3 min
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Paolo Cannavaro con il materiale del Napoli
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Paolo Cannavaro: il suo legame con il Napoli

Paolo Cannavaro, ex difensore del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport.

Paolo Cannavaro: “Avevo offerte da squadre importanti, ma per me Napoli non ha eguali nel mondo. E quando siamo saliti in Serie A ho pianto come un bambino.

I fischi durante la partita con il Torino mi hanno fatto male. Stavano attaccando uno di loro, un figlio della città.

Come è stato crescere all’ombra di Fabio? È stato un macigno. Poi sa, stesso ruolo, tanti confronti. Per molti ero “l’altro Cannavaro”. Ma me ne sono sempre fregato e ho imparato a conviverci.

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Ho mai avuto paura di non farcela? Sono cresciuto nel Napoli e fino agli allievi non giocavo mai. Ma non ho mai avuto un piano B, volevo arrivare. Poi, quando ho avuto l’occasione di dimostrare il mio valore l’ho colta e da lì è partito tutto.

La cessione al Parma nel 1999? Per cinque partite abbiamo pure giocato insieme, un’emozione. Vivevo a casa sua. In quell’anno e mezzo ho imparato tanto, rubando da tutti con gli occhi. Mi stupiva Lilian Thuram, campione del mondo in carica, che dopo l’allenamento si fermava da solo a fare tecnica individuale per migliorare. Sono piccole cose che ti fanno capire la differenza tra un campione e un giocatore normale.

Nel 2009 c’è stata la possibilità di giocare insieme a Napoli? Posso dire che ci hanno tolto un sogno. Noi siamo nati vicino allo stadio, cresciuti a pane e curva. Da napoletani sarebbe stato stupendo vestire la stessa maglia nella città che amiamo. Fabio sarebbe venuto anche gratis, peccato.

Il ritorno a Napoli nel 2006? Dissi al mio procuratore di non prendere in considerazione altre offerte. Volevo solo il Napoli, non mi importava della categoria. Eravamo in B e salimmo subito. Il giorno della promozione, dopo il pareggio con il Genoa, scoppiai a piangere. Avevamo fatto un piccolo passo per far tornare la nostra squadra dove merita di stare.

I fischi in Napoli-Torino del 2009? Fu momento brutto, una ferita che resta. Ero un bersaglio, proprio perché napoletano. Mi fischiarono tutto il tempo. E a fine partita esplosi: buttai una rimessa laterale nei distinti, scagliando la palla contro i tifosi. Ma non mi pento di niente, stavano attaccando un figlio della loro stessa città e non lo trovavo giusto.

Ci sono stati più episodi felici? Ma certo. Ho alzato un trofeo da capitano, nella mia città, con una sciarpa della curva al collo. Volevo far capire che io sono sempre stato uno di loro. Ho realizzato il sogno del bambino che si prendeva le secchiate d’acqua per vedere la sua squadra del cuore. Abbiamo riportato un trofeo a Napoli dopo 25 anni, che posso chiedere di più?.

Gli anni con Mazzarri? Sì, mi sono trovato benissimo. Mazzarri è una persona vera e diretta. Era un martello. Bastava una partita negativa e ti convocava nel suo ufficio..

Mazzarri mi sostenne anche in un momento difficile come quello del processo? Una storiaccia, io non ho fatto nulla. Sono stato messo in mezzo senza motivo. Mi diedero nove mesi e mi dissero: “Se patteggi diventano tre”. Rifiutai, anche a costo di stare fermo. Invece dopo un mese sono stato assolto e sono tornato in campo. Prima partita, gol. Ricordo ancora lo striscione per me e Grava, anche lui ingiustamente invischiato. Fu una bella emozione dopo un periodo buio e una grande ingiustizia.

L’addio al Napoli colpa di Benitez? Ognuno fa le sue scelte. Lui scelse di smantellare la squadra precedente e rinnovare. Mi dispiace solo non aver avuto una chance per fargli cambiare idea, ma lui sa come la penso. Glielo dissi anche in faccia.

Potevo andare al Manchester City? Aprii al trasferimento solo perché avevo capito che con Benitez non avrei avuto spazio. Mi sarebbe piaciuto, ma saltò perché il Napoli chiese una cifra troppo alta.

La lettera d’addio ai tifosi del Napoli? Io sono partito dagli spalti, ho fatto il raccattapalle, il calciatore, il capitano. Da napoletano, cercando sempre di rappresentare la mia gente. Nelle mie lacrime e nella lettera ai tifosi c’è tutto questo. Spero che il messaggio sia arrivato”.

Tags: Cannavaro
Guido Olivares

Guido Olivares

Dottore in Giurisprudenza, nato a Napoli il 19 marzo 2001.

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