Il calcio professionistico rappresenta oggi uno dei motori economici più rilevanti nel panorama industriale italiano. È quanto emerge dalla 15ª edizione del ReportCalcio, pubblicato dalla FIGC in collaborazione con AREL e PwC Italia. Lo studio rivela numeri impressionanti: quasi 7 miliardi di euro di ricavi diretti e una contribuzione fiscale e previdenziale complessiva che sfiora i 20 miliardi di euro negli ultimi 17 anni.
Per ogni euro investito nel calcio dallo Stato – considerando i contributi alla FIGC attraverso CONI e Sport e Salute – il ritorno per il Sistema Paese è stato pari a 20,5 euro. Un moltiplicatore di valore significativo, che testimonia il peso crescente del pallone anche fuori dal campo.
Quanto vale il calcio italiano: contributo fiscale record
Tra il 2006 e il 2022, la Serie A ha prodotto da sola 13,3 miliardi di euro di entrate fiscali e previdenziali, pari al 67% del totale. Seguono Serie B (2,3 mld), Serie C (1 mld) e il comparto delle scommesse (3,2 mld). Dopo il calo legato alla pandemia nel 2020, il settore ha fatto segnare una ripresa netta nel 2021 e nel 2022, toccando un record assoluto di contribuzione: oltre 1,5 miliardi di euro.
Tra le principali voci fiscali figurano le ritenute IRPEF (53% del totale, pari a 808 milioni), la previdenza INPS (190 milioni), le scommesse sul calcio (342 milioni), IVA (89 milioni), IRAP (70 milioni) e IRES (18 milioni). I contribuenti con redditi superiori ai 200.000 euro sono oltre 1.300, altro record storico per il settore.

Il calcio pesa sull’economia: oltre 12 miliardi di PIL
Oltre all’apporto fiscale, il ReportCalcio quantifica anche l’impatto diretto, indiretto e indotto del calcio sull’economia italiana. Il valore complessivo stimato sul PIL è di 12,4 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2022-2023, con un totale di 141.000 posti di lavoro generati.
Il settore calcistico incide per €1,2 ogni €200 di PIL nazionale e coinvolge numerosi comparti industriali: dal professionismo (5,2 miliardi), al calcio dilettantistico e FIGC (2,9 mld), alle scommesse (1,8 mld), media sportivi (1,2 mld) e turismo calcistico (1,3 mld). Solo quest’ultimo ha registrato una crescita del 33% nel 2023-2024, con 1,3 miliardi di spesa turistica attribuita agli oltre 21 milioni di spettatori, tra cui italiani da fuori regione (43%) e stranieri (25%).
Il calcio italiano continua a essere un asset strategico anche per l’indotto non sportivo: editoria, ristorazione, trasporti e accoglienza traggono beneficio dalla crescita del sistema. I dati del ReportCalcio evidenziano un comparto sempre più strutturato, capace di generare ricchezza stabile e posti di lavoro, confermandosi un pilastro dell’economia nazionale e un punto di riferimento per le politiche sportive e fiscali italiane.






