Una lingua antica e un’anima moderna
Il fascino della Sardegna passa anche dalla sua lingua, il sardo, più che un dialetto: un patrimonio culturale ricco di stratificazioni, influenze e suoni unici. È naturale che ai tifosi rossoblù piacerebbe sentirlo risuonare nello spogliatoio, come simbolo di identità e appartenenza. Eppure, almeno quest’anno, quel luogo sembra raccontare un’altra storia. Perché tra i volti che animano il Cagliari, l’accento che si sente più spesso è quello napoletano.
Caprile, il portiere con Napoli nel sangue
L’esempio più evidente è Elia Caprile, titolare contro la Juventus e ormai punto fermo della squadra. Famiglia napoletana, tifo napoletano, un breve passaggio nel club azzurro che non è stato un fallimento ma una scelta di crescita. Caprile aveva bisogno di giocare, e la Sardegna si è rivelata il terreno perfetto per maturare. Le sue parate hanno già inciso più volte sulla stagione rossoblù. A unirlo ulteriormente alla città partenopea c’è una compagna conosciuta ai tempi del Napoli, e un legame familiare che continua a orbitare attorno al Vesuvio.
Luperto, l’adozione azzurra prima dell’isola
Accanto a lui c’è Sebastiano Luperto, pugliese di nascita ma cresciuto calcisticamente nel vivaio del Napoli. Dalla Primavera alla prima squadra, passando per esordi significativi, Luperto ha costruito la sua identità professionale con addosso l’azzurro. Dopo Empoli ha trovato in Cagliari la sua dimensione ideale, tra continuità e responsabilità. Anche per lui Napoli non è solo un luogo di passaggio: la sua storia personale rimane intrecciata con quella città, nella vita e negli affetti.
Folorunsho, talento in transito
Nel gruppo compare anche Michael Folorunsho, transitato rapidamente da Napoli. Un passaggio breve ma intenso, come una “stella cometa” che lascia una scia e poi riparte. A Cagliari sta trovando spazio e un ruolo più definito, provando a consolidarsi in un calcio che richiede continuità e impatto.
Gli Esposito: un filo doppio tra Sardegna e Campania
E davanti il filo che lega Sardegna e Campania diventa ancora più evidente. Da un lato lo stabiese Esposito, dall’altro Pio, talento che in rossoblù cerca continuità e futuro lontano dai riflettori “di casa”: è partito forte, tra gol (l’ultimo a Torino) e assist, soprattutto con quella regolarità che in Serie A fa la differenza. E lo “scherzetto” al Napoli non gli dispiacerebbe affatto.
Borrelli, dalla difficoltà all’occasione
Più recente ma non meno significativo è il caso di Gennaro Borrelli. Da Volla a Cagliari, passando per un’estate complicata in cui era rimasto senza squadra. Il club sardo ha colto l’opportunità e gli ha dato fiducia, offrendogli minuti e responsabilità. A Napoli ci avevano pensato, ma gli spazi erano ridotti. In Sardegna, invece, sta trovando gol e serenità, trasformando un periodo incerto in un nuovo inizio.
Gaetano, simbolo di un legame che non si scioglie
In panchina, ma sempre presente come simbolo della scuola Napoli, c’è Gianluca Gaetano. Campione d’Italia con Spalletti, un giocatore cresciuto nella terra che sente casa. Anche se oggi veste il rossoblù, certe appartenenze restano immutate e lo seguono ovunque.
Pisacane e la sfida della crescita
A guidare la squadra c’è Fabio Pisacane, l’uomo chiamato a sistemare il Cagliari in una fase delicata. Niente retorica, niente nostalgie: «Non vinciamo da due mesi, dobbiamo fare qualcosa in più». La Coppa Italia diventa così un’occasione per misurare coraggio, evoluzione e compattezza.
Una notte che unisce due città
Da Napoli a Cagliari, dalle radici alle nuove opportunità, la squadra rossoblù è diventata un ponte tra due mondi diversi ma sorprendentemente vicini. Una notte al Maradona non è solo una partita: è un viaggio emotivo. Un ritorno, per alcuni, e una scoperta per altri. Magari, dopo il triplice fischio, nello spogliatoio risuonerà ancora il napoletano. Anche solo per un attimo, anche a chilometri da casa.
Fonte: Mattino






